The Babbel Blog

All posts by Babbel

L’americano colloquiale – facile come un pezzo di torta

Posted on July 22, 2014 by

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

americano colloquialeIl nuovo corso di Babbel dedicato all’americano colloquiale presenta le espressioni e le frasi più utili dell’inglese gergale parlato negli Stati Uniti. E ci siamo dovuti chiedere: perché si dice che qualcosa di molto facile è “un pezzo di torta”?

Andiamo a scoprire le (possibili) origini di questa ed altre classiche espressioni americane. Prendetele “con un pizzico di sale”!

 

broke (letteralmente: “rotto”) – senza soldi, al verde, in bolletta

Nel periodo dopo il Rinascimento, molte banche europee fornivano ai propri clienti piccole piastrelle di ceramica che riportavano il nome del cliente, il suo limite di credito e il nome della banca. Un po’ come le moderne carte di credito, ma ben più pesanti. Il cliente portava con sé la piastrella quando voleva chiedere un prestito e, se il suo limite di credito era già stato superato, l’impiegato della banca la rompeva.

 

flirt – chi “civetta” mostrando attrazione per un’altra persona per farsi corteggiare, ma solo per gioco

Nota bene: diversamente dall’italiano, con il termine “flirt” in inglese non si intende il rapporto giocoso tra due persone che stanno appunto “flirtando”, ma la persona stessa che inizia il gioco (chi “civetta”, insomma). È una parola dalle origini antiche, la prima definizione si trova infatti nel nel dizionario di Samuel Johnson del 1560: “a pert young hussey”, ossia, giovane donna di facili costumi. Per fortuna oggi si applica indifferentemente sia agli uomini che alle donne.

 

a piece of cake (lett. “un pezzo di torta”) – qualcosa di molto facile, una bazzecola, un gioco da ragazzi

Questo in realtà non è l’unico modo di dire che fa riferimento a vari tipi di torte (“cake” o “pie” in inglese) per descrivere qualcosa di facile: ci sono anche espressioni molto simili come “as easy as pie” (lett. “facile come una torta”), “a cake-walk” (lett. “una camminata con torta”) e addirittura “to take the cake” (lett. “prendersi la torta”). Da dove derivano? Be’, a quanto pare le torte erano spesso il premio in palio in particolari gare che si tenevano durante le feste rurali negli stati schiavisti del sud: gli schiavi si esibivano in coppia camminando intorno a una torta, che veniva successivamente data in premio a chi aveva inventato la camminata più elegante e fantasiosa.

 

my two cents worth (lett. “il mio contributo da due centesimi”) – la mia opinione (spesso non richiesta o addirittura sgradita)

Le origini di questa frase sono piuttosto incerte. Secondo alcuni, deriverebbe dalle scommesse nei giochi di carte: nel poker infatti, per iniziare a giocare si deve puntare una somma detta “ante”. Ma potrebbe anche trattarsi di un adattamento americano di “two bits” (letteralmente, “due pezzi”, in riferimento ai “pezzi da otto” del real, il cosiddetto “dollaro spagnolo”) oppure dell’espressione inglese “two pennies worth” (lett. “un valore di due penny”). O magari è solo un riferimento al costo dei francobolli per spedire una lettera, che un tempo in Inghilterra era appunto di due penny.

 

to be hard as nails (lett. “essere duri come chiodi”) – essere forti, tenaci, resistenti

Questa frase ha origine nell’epoca in cui i chiodi erano grossi pezzi di ferro, difficili da piegare. Nella migliore tradizione dei “tormentoni” di internet, questo idioma è stato illustrato con una foto di Chuck Norris.

 

the whole nine yards (lett. tutte le nove iarde) – per intero, al completo, nella misura massima

(La iarda è l’unità di misura anglosassone che corrisponde a 0,9144 metri.)

Questa espressione, entrata nell’uso comune dopo la seconda guerra mondiale, ha suscitato più speculazioni e dibattiti di qualsiasi altra frase nella lingua inglese. A cosa si riferivano in origine quelle “nove iarde”? Alcune delle teorie più diffuse includono: la quantità di materiale che serve per realizzare un completo da uomo; la capacità di volume di un’autobetoniera (9 iarde cubiche); la lunghezza del nastro delle cartucce delle mitragliatrici usate sugli aerei caccia nella seconda guerra mondiale; e, infine, il numero di “yards” (non come unità di misura, ma nel significato di “pennoni”) che reggono le vele di una barca.

La frase compare per la prima volta nel 1907 in un articolo sul baseball pubblicato in un quotidiano dell’Indiana e fa poi perdere ogni traccia per almeno mezzo secolo, per riapparire solo nel 1956 nel Kentucky Happy Hunting Ground, una rivista locale di caccia e pesca. A confondere ancor di più le acque, in un colpo di scena degno da classico romanzo giallo, ci si mette la recente scoperta di un’altra versione della frase, nel titolo di testa di un quotidiano della Carolina del Sud del 1921: “The Whole Six Yards of It”, dove le iarde sono sei invece di nove.

A questo punto ci tocca deludere i detective linguistici: probabilmente il numero nove non aveva un significato particolare. È solo un esempio delle mutazioni che gli idiomi spesso subiscono nel corso del tempo: anche la nota frase “Cloud Nine” (lett. “la nona nuvola”, simile all’italiano “settimo cielo”) in origine era appunto “Cloud Seven”. Ma ci sarà sempre chi continuerà a speculare all’infinito… chissà mai a che si riferivano in origine “le sei iarde”?

 

Scoprite molte altre affascinanti parole ed espressioni dello “slang” a stelle e strisce nel nuovo corso di Babbel sull’americano colloquiale.

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

Quali sono i veri motivi che ci spingono ad imparare una nuova lingua?

Posted on June 18, 2014 by

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

Se state imparando una lingua, pensate per un attimo a cosa rispondereste a una semplice domanda: perché lo fate?

È una domanda che di recente è stata posta in termini economici. Il tutto è iniziato con la pubblicazione di un podcast su Freakonomics che metteva in discussione i vantaggi finanziari di imparare una lingua straniera. Sul blog “Prospero” dell’Economist, Robert Lane Greene ha replicato facendo notare che le cifre in realtà erano superiori alle stime fornite e variavano molto a seconda della lingua.

È un aspetto di cui vale la pena parlare, anche se è un po’ triste ridurre la bellezza (e l’utilità non quantificabile in cifre) di imparare le lingue a una questione economica di ritorno sull’investimento.

Quanto è decisivo questo fattore? E più specificamente, per quali fasce d’età e nazionalità? Quali sono i motivi principali che spingono le persone a voler imparare una lingua straniera?

Sono domande che qui a Babbel ci interessano molto, così qualche tempo abbiamo deciso di proporle ai nostri utenti.

Ed ecco i risultati del nostro sondaggio. A partecipare al nostro sondaggio sono stati più di 5.000 utenti Babbel da sei Paesi diversi: Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Italia e Stati Uniti. Abbiamo chiesto loroi quali motivazioni avevano per imparare una lingua e quali schemi di apprendimento seguivano, dopodiché abbiamo analizzato i risultati per età e Paese.

 

Viaggi, interesse per la lingua e allenamento mentale

Nel rispondere alla domanda sul perché avevano scelto di imparare una lingua, i partecipanti al sondaggio potevano selezionare fino a tre motivi. Le risposte più comuni, “per comunicare meglio quando viaggio” (26%) e “per interesse verso la lingua” (22%), non sono certo sorprendenti.

Ma la terza risposta più frequente, “per tenere allenato il cervello” (17%), indica quanto rapidamente stia cambiando la percezione dello studio delle lingue.

I continui progressi tecnologici nel campo delle neuroscienze hanno portato a una serie di studi con risultati molto positivi sull’apprendimento linguistico, che dimostrano quanto sia utile per aumentare le funzioni cognitive, rallentare l’invecchiamento cerebrale e ritardare la demenza senile. Una conseguenza di questo trend è stata la nascita di nuove imprese basate proprio sul concetto di “allenamento cognitivo”, come Lumosity e Fit Brains, che promuovono i benefici per la salute dell’apprendimento linguistico e dell’allenamento mentale.

Lo studio delle lingue è sempre più spesso considerato come un vero e proprio strumento diretto di miglioramento personale cognitivo.

L’età, ovviamente, è una variabile cruciale in questo senso: più del 30% delle persone sopra i 70 anni considera lo studio di una lingua un modo per tenere allenato il cervello, mentre solo il 5% dei partecipanti con meno di 18 anni la vede nello stesso modo.

 

Disciplina francese, rilassatezza tedesca

Contrariamente alla maggior parte degli stereotipi sull’efficienza dei tedeschi e la pigrizia dei francesi, il 60% degli utenti francesi studia “con un ritmo fisso”, rispetto al 38% degli utenti tedeschi. I francesi sono in testa anche quando si parla di esercizio quotidiano (23%).

Si direbbe che questo risultato sia da riportarsi all’influenza del sistema scolastico francese, con la sua enfasi su disciplina rigida e lezioni regolari. È una teoria che trova riscontro in un dato aneddotico decisamente simpatico: una rilevante quantità di utenti francesi ci scrive chiedendo scusa perché non segue le lezioni da un po’.

 

Tiriamo le somme

Quindi, quante persone sono effettivamente motivate a imparare una lingua per poterne trarre vantaggi finanziari, anche indiretti?

Si presume sia questa la motivazione di chi ha risposto “per cercare un nuovo lavoro”. A essere generosi potremmo includere anche chi ha detto di farlo “per il lavoro”, ossia per aumentare le possibilità di promozione o di nuove posizioni lavorative.

Se combiamo le due risposte troveremo gli utenti italiani in cima alla lista (18%), seguiti da quelli tedeschi (12%) e francesi (10%).  Gli utenti statunitensi sono in coda con un 5%, avendo fornito altre risposte

Val la pena di notare che tra gli utenti di Babbel “comunicare meglio quando viaggio”, “per interesse verso la lingua” e “per tenere allenato il cervello” sono fattori di motivazione molto più diffusi rispetto al lavoro.

 

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

Quiz: espressioni del gergo calcistico brasiliano

Posted on June 12, 2014 by

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

Footballquiz_crops-15

Siete esperti in materia di calcio? Ve ne intendete di moduli e formazioni? Conoscete la differenza tra un terzino e un mediano? Sapete come l’Ungheria ha rivoluzionato la tattica di gioco negli anni ‘50?

No? Be’, neanche noi. 

Partecipate all nostro quiz e scoprirete alcune vivaci e colorite espressioni del gergo brasiliano sul calcio – potrete usarle per far colpo sui vostri amici durante le partite dei Mondiali!

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

Suggerimenti degli utenti: come memorizzare nuovi vocaboli

Posted on June 4, 2014 by

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

Vi abbiamo chiesto di scriverci i vostri metodi preferiti per memorizzare il vocabolario e ci avete mandato ottimi suggerimenti. Alcuni sono dei classici e altri sono un po’ più bizzarri. Quali di questi metodi usate e che altro aggiungereste? Ditecelo nei commenti!

 

1. Fare attività fisica mentre ripeto le parole – Joseph

Questo è un metodo dall’efficacia dimostrata: uno studio del 2010 ha esaminato un campione di persone che facevano attività come andare in bicicletta mentre imparavano nuovi vocaboli e ha concluso che “l’attività fisica simultanea durante l’apprendimento lessicale facilita la memorizzazione di elementi nuovi”.

 

2. Cantare le parole imparate (tradotto dal francese) – David (e Charlie)

Cantare è un ottimo modo di imparare parole nuove ed è estremamente utile per studiare le lingue in generale – leggetevi su questo tema il post di Benny Lewis, con tanto di karaoke.  Alcuni ricercatori dell’Università di Edinburgo hanno dimostrato che gli adulti che cantano parole o frasi in una lingua straniera raddoppiano la loro abilità di ricordarle e ripeterle successivamente.

 

3. Scrivere le parole su schede di carta e usarle per studiare ovunque possibile – Stefan (e Milène)

Usare le schede per imparare nuovi vocaboli è una tecnica diffusa e comprovata. Alcuni preferiscono le schede con un’immagine su un lato e una parola sull’altro, mentre altri preferiscono scrivere la parola nuova a fronte con brevi descrizioni o traduzioni sul retro. Un vantaggio di questo metodo è che si possono usare le schede in modi sempre diversi, per giochi di memoria o di abbinamento tra le parole, oppure organizzandole in categorie o combinandole tra loro per creare frasi complete, e molto altro.

 

4. Usare la parola in una frase o conversazione immaginaria (sì, a volte faccio conversazione tra me e me in una lingua straniera) – Chris (e Zelu)

Non fatevi bloccare dall’imbarazzo! Anche uno dei nostri poliglotti di casa Babbel, Matthew Youlden, usa questa tecnica.

 

5. Guardo sempre i film in versione originale con i sottotitoli nella lingua originale; quando trovo una parola che non conosco, la scrivo su un foglio e cerco il significato. Poi riguardo il film con tutte le parole tradotte. Funziona – Claudio

Un’ottima dritta per gli appassionati di cinema. Forse un metodo che richiede più tempo, ma se vi piacciono sia le lingue che i film, che cosa c’è di più appagante del godersi Almodovar o Bergman in originale?

 

6. Giocare con videogiochi nella lingua che sto imparando (tradotto dal francese) – Julius

Fantastico consiglio. I videogiochi riutilizzano e riciclano costantemente le parole. Anzi, è strano che si dedichi così poca attenzione all’efficacia dei videogiochi come strumento per imparare le lingue: con la nascita dei giochi multiplayer online e la possibilità di modificare la regione nelle impostazioni, sarebbe anche ora che questo approccio venisse preso sul serio. I giochi spesso creano situazioni autentiche che richiedono un’azione reale e immediata – non c’è tempo di consultare il dizionario quando un esercito di orchi ti sta per attaccare.

 

Infine, un ringraziamento speciale a Lavinia, Iyes e Nicole, che come metodo preferito per memorizzare nuovi vocaboli hanno consigliato… Babbel!  Grazie a tutti quelli che hanno contribuito su Facebook. Per chi non l’avesse ancora fatto, mandateci pure i vostri suggerimenti nei commenti qui sotto.

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

Perché la grammatica (e i broccoli) ti fanno bene

Posted on May 27, 2014 by

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

Questo mese Babbel dedica particolare attenzione alla grammatica con una serie di corsi ricchi di benefici. Abbiamo inoltre nuovi corsi di pronuncia, di approfondimento e sui falsi amici.

 

Poveri broccoli, la casta degli intoccabili nel mondo degli ortaggi. Sono ricchi di benefici per la salute e pare siano addirittura il cibo preferito del presidente americano Obama, eppure sono ancora disprezzati dai bambini di tutto il mondo e da non pochi adulti.

Un po’ come la grammatica, appunto, che per molti è stata un tormento negli anni della scuola: il ricordo degli interminabili esercizi di coniugazione dei verbi, con libri di testo più pesanti dell’elenco telefonico, ci ha lasciato un retrogusto amaro che non ci fa venire una gran voglia di masticare di nuovo regole ed eccezioni.

Ma la grammatica non deve per forza essere così poco appetibile! Il trucco sta nel servirla nel modo giusto. Presa in porzioni piccole e facilmente assimilabili, la grammatica può essere una cosa fantastica: ci spiega cosa si dice o non si dice in una lingua, come esprimerci e cosa evitare, dandoci così le basi necessarie per parlare e scrivere bene. Oltre a fornirci gli strumenti per comprendere e creare il linguaggio, per di più, ci può anche aiutare a capire meglio certi aspetti di altre culture, ad esempio perché i popoli che parlano lingue “senza tempo futuro”, come i cinesi, tendono a essere più propensi al risparmio.

Questo mese, il buffet di Babbel si arricchisce di deliziosi corsi appena sfornati, con una variegata selezione di grammatica e pronuncia e una gustosa serie sui falsi amici per dessert.

 

Per gli utenti di lingua italiana: grammatica francese, falsi amici in francese

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

Pronti e via: la storia delle bici di Babbel

Posted on May 14, 2014 by

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

Gregory Simon nel suo habitat naturale – Foto di James Lane per Babbel.com

Un mercoledì mattina di marzo, in una bella giornata di sole, Gregory Simon si stava preparando per andare al lavoro. Doccia, vestiti e una tazza di caffè al volo prima di uscire di casa. Due ore dopo, arrivava in ufficio con l’aria piuttosto sconvolta, esclamando: “Mi hanno appena fregato la bici!”

Gregory gira da sempre in bicicletta, fin da quando pedalava su e giù per le colline nelle Alpi francesi intorno ad Annecy, dove è cresciuto. Da quando vive a Berlino, ha sempre usato la bici per andare al lavoro, preferendo sfidare anche il tempo più inclemente piuttosto che restare intrappolato nel traffico in auto. Era molto affezionato alla sua bicicletta.

Chiunque abbia subito un furto di bicicletta sa bene quanto sia un’esperienza frustrante, ma nel caso di Gregory il tempismo dei ladri è stato perfetto: proprio quel giorno infatti da Babbel era appena partito l’ordine per più di 70 nuovissime biciclette aziendali.

Dall’idea all’assemblaggio: Michael Grünke di whitebox al lavoro sul prototipo. Foto di whitebox

In un’epoca sempre più attenta alla sostenibilità ambientale, fornire biciclette ai dipendenti potrebbe sembrare un’idea ovvia, ma solo poche aziende lo fanno.

“Abbiamo voluto dare ai nostri dipendenti una bici di ottima qualità, che fosse un piacere da usare ogni giorno”, spiega Markus Witte, CEO di Babbel. “Berlino è una città ideale per muoversi in bicicletta e questa iniziativa è anche in linea con la nostra filosofia aziendale: vogliamo incoraggiare i dipendenti a mantenere uno stile di vita sano”.

Con ben 620 km di piste ciclabili a disposizione, a Berlino ogni giorno circa mezzo milione di persone si sposta in bicicletta: una cifra che rappresenta più del 13% di tutto il traffico urbano.

Da appassionato delle due ruote, Markus ha lavorato insieme con l’agenzia di design whitebox per sviluppare una bici pensata principalmente per il tragitto quotidiano casa-lavoro, ma adatta anche per escursioni più lunghe.

“Costruire una bicicletta è un progetto impegnativo che presenta varie sfide”, spiega la designer Maya de Silva. “Bisogna prendere in considerazione sia il punto di vista di chi dovrà usarla, sia quello di chi osserva. Quanto devono essere grandi le varie parti per essere ben visibili anche da lontano?  È stato un lavoro davvero nuovo per noi.”

I modelli per le bici da uomo e da donna. Immagine fornita da whitebox

“Markus ci ha dato carta bianca. Certo, la visibilità del marchio era un elemento importante, ma è stato molto aperto e disponibile ad accogliere le nostre proposte di design. La prima fase è stata scegliere il tipo di bicicletta: abbiamo fatto ricerche per trovare il produttore giusto e per decidere se volevamo una bici con telaio in alluminio o in acciaio”. Alla fine la scelta è caduta su un telaio leggero di alluminio, il Müsing Twinroad, con un cambio interno Shimano Alfine a 8 velocità.

Ognuno ha potuto poi specificare le dimensioni e il tipo di telaio desiderato, oltre che lo stile del manubrio, curvo o dritto.

Le biciclette sono prodotte su misura in Germania. La manutenzione è gratuita, con un tecnico disponibile ogni due settimane presso gli uffici di Babbel, per garantire sia alle bici sia ai loro nuovi proprietari vita lunga e felice.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

Il portoghese per tutti i giorni

Posted on April 30, 2014 by

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

Portuguese Everyday Life iStock_000038594386Large

Prima o poi capita a tutti di ritrovarsi in un momento di forte imbarazzo, o in una di quelle situazioni in cui vorresti solo che la terra si spalanchi per inghiottirti. Ma che fare quando il passo falso si compie inconsapevolmente?

Tre dita sono sufficienti a provocare una gran confusione, come sicuramente ricorderà chi ha visto „Bastardi senza gloria“. Se il luogotenente Hicox avesse utilizzato le tre dita giuste al bancone, nessuno si sarebbe accorto che era unaspia nemica.

Piccole differenze culturali possono avere un impatto enorme, specialmente in Brasile.

Immagina di essere a Rio o San Paolo e di voler segnalare che „è tutto ok“ a qualcuno che si trova sul lato opposto della strada. Quale tra i tre gesti raffigurati sopra faresti?

Se hai scelto quello centrale, faresti bene a ripensarci. In alcune culture, questo gesto può segnalare che va tutto bene o che ciò che hai appena mangiato ti è piaciuto molto, ma in Brasile è spesso utilizzato per indicare la parte terminale dell’apparato digerente. Sì, proprio quello. Non c’è da meravigliarsi se la persona alla quale ti rivolgi reagisce sbellicandosi dalle risate.

Il nuovo corso di Babbel, „Il portoghese per tutti i giorni“, può aiutarti a evitare di incappare in questi ed atri insidiosi tranelli. Contiene il linguaggio, gli usi e i costumi da utilizzare o evitare in pubblico, ti insegna le espressioni colorite da usare durante le feste e alcune frasi di uso quotidiano. Potrai inoltre scoprire come i brasiliani celebrano le festività.

Se hai già una conoscenza di base della lingua, potrai mettere alla prova le tue capacità di comprensione orale. Troverai numerosi dialoghi su viaggi, shopping e naturalmente sul calcio.

È tempo di dare una spolverata al tuo portoghese – la coppa del mondo è dietro l’angolo!

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

Attenzione: imparate a vostro rischio e pericolo!

Posted on October 15, 2013 by

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

Non cominciate nemmeno questo corso se siete affamati!!!

Detto altrimenti, come ha commentato un utente di Babbel al termine del nostro corso di spagnolo, da poco pubblicato:

“Complimenti!!! La vostra sezione La cucina spagnola e sudamericana è fantastica. Ben strutturata, interessante e molto utile nel comprendere la cultura culinaria di questi paesi. L’unica cosa negativa… Studiare mi fa venire l’appetito.”

Prima di cominciare un viaggio culinario passando per l’Andalusia, la città di Valencia o il Messico, si consiglia vivamente di stipare il vostro frigorifero con una gran varietà di cibi, sia dolci che salati. Per ogni nuovo vocabolo richiesto verrete tentati da nuove prelibatezze. Comprate del pesce o dei frutti di mare, prima di dirigervi verso la Galizia. Approvvigionatevi di gustose bistecche per la lezione dedicata all’Argentina. Rifornitevi di more, mele candite e papaia, per poter avere una vaga idea di quanto siano deliziosi i succhi di frutta freschi del Cile.

Capesante in salsa speciale di vino bianco: un antipasto della Galizia.

È meglio procurarsi anche un libro di cucina, perché, si badi bene, questo corso non contiene alcuna ricetta – è inteso piuttosto come un viaggio culinario attraverso alcune regioni della Spagna e dell’America Latina. Potrete tra l’altro farvi un’idea di quali e quanti tipi diversi di caffè esistano e quali piatti vengano preparati come antipasti, quali come primi piatti e quali come dessert. Insomma questo corso non solo fornirà i vocaboli gastronomici lungo la via, ma anche uno spaccato culturale sul mondo della variegata cucina di lingua spagnola.

La cioccolata calda con dolci fritti è una colazione post-sbornia molto amata in tutta la Spagna.

E nel caso in cui voleste conoscere la differenza tra la tortilla spagnola e la tortilla messicana, oppure voleste imparare a conoscere qualcosa a proposito di crostacei – ad esempio i granchi, chiamati “jaiba” in Cile ma “cangrejo” in Spagna, rimpinzatevi per bene e cliccate qui: “La cucina spagnola e sudamericana”. (Link)

Frauke lavora come project manager nella redazione di Babbel e responsabile, tra l’altro, dei contenuti di lingua spagnola. Nel corso del suo viaggio per il mondo di lingua spagnola ha potuto provare direttamente i diversi menù proposti. Al solo pensiero degli hot dog cileni, delle tapas dell’Andalusia o della zuppa di ceci castigliana le torna subito l’acquolina in bocca.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

Ecco le nuove app per iPhone – ora con l’offerta dei corsi al completo!

Posted on September 24, 2013 by

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

 

I nostri sviluppatori, designer, autori ed esperti linguistici hanno passato mesi di notate in bianco armeggiando, discutendo e tenendosi svegli durante la notte a forza di caffé e ClubMate. E finalmente sono arrivate, con grande tempismo all’uscita di iOS7: le nuove app di Babbel!

 

La D-Team

 

Per la prima volta iPhone e iPod Touch presentano tutte le caratteristiche premium più amate del web, come dialoghi interattivi, grammatica, lessico, esercizi di ascolto e scrittura e un riconoscimento vocale ancora più accurato. Abbiamo inoltre rinnovato completamente l’interfaccia grafica rendendola più facile da usare e ringiovanendola con linee pulite e moderne. Grazie alle piccole animazioni e ai nuovi colori ed effetti sonori, l’apprendimento risulta ancora più divertente e coinvolgente.

Come funziona l’apprendimento su piattaforma unica?

Le app mobili mettono a disposizione la quasi totalità del programma online (nuovi corsi, Business English e corsi B1 per il livello intermedio sono disponibili al momento esclusivamente su babbel.com) e sono comprese automaticamente nel normale abbonamento. In questo modo, grazie a un unico login potrete accedere a tutte le piattaforme e imparare senza nessun costo aggiuntivo. La nuova app aggrega inoltre tutti i dispositivi mobili. Una volta installata, sincronizzerà automaticamente i progressi su iPhone, iPad, iPod e sul web.

Con Babbel porti i corsi di lingua dal salotto di casa alla strada, al parco, ai mezzi di trasporto, al bar. Impari quando e dove lo desideri per tutto il tempo che vuoi. Un paio di vocaboli nuovi mentre sei in fila al supermercato o un’intera lezione di grammatica durante il tragitto per andare al lavoro. “Molte persone desiderano imparare una nuova lingua ma non ne hanno il tempo o la motivazione sufficienti”, afferma il nostro CEO, Markus Witte. “La nuova app può essere d’aiuto, perché consente di imparare in ogni momento e in ogni luogo. Sono orgoglioso del mio team e dei risultati di questo duro lavoro!”.

Nuove app, prossimamente anche per Android

Le app per le tre lingue più richieste (inglese, spagnolo e francese) sono già disponibili per il download gratuito. Altre lingue seguiranno presto . Come sempre, Babbel consente di provare gratuitamente la prima lezione di ogni corso, mentre l’accesso ai materiali completi è disponibile tramite abbonamento, effettuabile non soltanto su babbel.com ma anche direttamente tramite la app: l’abbonamento per un mese costa 9,99 euro, quello per tre mesi 19,99 Euro e quello per 6 mesi 33,99 euro. Le app di trainer lessicali disponibili fino a oggi su iPhone rimangono per il momento disponibili come offerta aggiuntiva.

A tutti gli utenti Android: a presto con nuove app tutte per voi!

Spagnolo

Francese

Inglese

Qui si accede all’app-Store

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

O’zapft is! – Il corso dedicato all’Oktoberfest

Posted on September 6, 2013 by

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone

Questo articolo in: Tedesco (Deutsch), Inglese (English), Spagnolo (Español)

Chiedendo in giro per il mondo cosa sia più conosciuto della Germania e dei tedeschi, nomi come lederhose (i tipici pantaloni di pelle), dirndl (un vestito tradizionale), la birra ed il buon brezel – o pretzel, come dicono nei paesi anglofoni – compaiono piuttosto in alto sulla lista. Anche l’Oktoberfest è ben conosciuto e si è guadagnato il nome di maggior sagra al mondo: una vera e propria calamita di visitatori provenienti da tutto il pianeta. Un’ottima ragione insomma per prendere e mettersi in viaggio verso queste lande, per potersi così fare una propria idea sul gran trambusto che gira intorno al “Wiesn”.

La verità è che l’Oktoberfest ha ben altro da offrire, oltre i tendoni della birra e visitatori in dirndl e lederhose, che vanno in giro addentando brezel. Lo sapevi, ad esempio, che ci sono giostre storiche che risalgono in parte al 19mo secolo, costruite in legno e con tanto di orchestrina di fiati che suona dal vivo? La giostra chiamata Krinoline venne costruita interamente a mano da quattro forti uomini, dal momento che ai tempi i meccanismi per un simile movimento rotatorio potevano essere prodotti solo artigianalmente.

Eppure, venerande tradizioni di questo tipo risultano ad un esame più attento esser tornate alla ribalta. Ed a proposito di mode, all’inizio del 19mo secolo non si portavano i vestiti tradizionali bavaresi, come ora, ma si seguiva piuttosto la moda francese…

Insomma, c’è tanto da scoprire!

Grazie al nostro corso sull’Oktoberfest ci si può preparare qualche battuta in anticipo e sfidare una vera cameriera bavarese ordinando la birra in tedesco. I dialoghi brevi ed i quadri informativi inoltre sono ricchi di fatti ed informazioni sulla cultura e la storia di questa sagra. Nell’ultima delle sei lezioni gli utenti più coraggiosi possono cimentarsi nel dialetto bavarese – un’esperienza che prima o poi capiterà a tutti gli avventori dell’Oktoberfest, volenti o nolenti. Come si suol dire: “O’zapft is! Des wird a Mordsgaudi!

Frauke e Maren sono project manager presso Babbel ed hanno sviluppato e scritto la maggior parte dei corsi di tedesco. Per il corso dedicato all’Oktoberfest hanno intrapreso per voi un viaggio di ricerca districandosi tra aspetti linguistici, storici e gastronomici intorno al cosiddetto Wiesn. 

 

 

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone