The Babbel Blog

All posts by James Lane

Perché imparare una lingua è un buon proposito per l’anno nuovo

Posted on December 8, 2014 by

Propositi per l’anno nuovo

È dicembre, arrivano le feste e un altro anno sta per finire: è ora di gettare uno sguardo indietro con orgoglio e soddisfazione, e magari anche un pizzico di rimpianto. Siete riusciti a ottenere quello che volevate? Avete avuto la promozione tanto desiderata, trovato finalmente la vostra anima gemella, scritto il romanzo che vi eravate ripromessi di scrivere? O siete lì sdraiati sul divano tra briciole di biscotti a guardare le repliche di Friends e a chiedervi quand’è che è iniziato ad andare tutto storto?

È il momento giusto per lasciarsi tutto alle spalle e guardare al futuro: il nuovo anno porta con sé un rinnovato slancio per ripartire e voltare pagina. I propositi per l’anno nuovo sono spesso carichi di terribili cliché, ma se scegliete quelli giusti possono dimostrarsi ottimi spunti di motivazione. (more…)

Perché l’età non è una barriera allo studio delle lingue

Posted on October 22, 2014 by

Neuroplasticità

“Per me, la vecchiaia è sempre quindici anni più in là della mia età attuale”.
– Bernard Baruch, finanziere e filantropo americano.

Cari lettori, siete ancora nel fiore dell’adolescenza? O magari ventenni scattanti e pieni di energia? Avete un lungo futuro dispiegato davanti a voi come un maestoso tappeto persiano?

Buon per voi. E ora via, sparite e andate a leggere qualcos’altro!

Oh, così va meglio. Ora che i giovinastri se ne sono andati, possiamo parlare di un argomento alquanto delicato: se è possibile imparare una nuova lingua quando si ha una certa età. Possono i più anziani tenere a mente tutto quel nuovo vocabolario? O imparare nuove strutture grammaticali? È mai troppo tardi per iniziare? (more…)

Come impariamo le lingue: il “metodo militare” 

Posted on October 8, 2014 by

metodo audio-orale

Mia nonna imparò il francese a scuola in Australia verso la fine degli anni 1950. Lo studiò diligentemente per anni e l’unica frase che ricorda perfettamente ancora oggi è questa:

La plume de ma tante est dans le jardin avec le lion.

Per chi non avesse mai avuto il piacere (o conosciuto la fatica) di studiare il francese, significa: “la penna di mia zia è nel giardino con il leone”. Una frase che non capita certamente di usare in una normale conversazione. Mia nonna non era l’unica ad averla imparata a memoria: “la plume de ma tante” era proverbiale come simbolo degli aspetti più ridicoli dello studio delle lingue straniere, tanto che nel 1958 la rivista LIFE Magazine la definì “la frase più idiota e inutile nei libri di testo di francese per principianti”.

Tra le tante splendide qualità di mia nonna non figura certo una buona memoria. Le capita non di rado di non trovare più gli occhiali, cercarli dappertutto e poi scoprire di averli messi in frigo. Ora ha più di ottant’anni. Eppure…come mai si ricorda così bene quella frase? (more…)

Lo Zen e l’arte di imparare le lingue

Posted on September 17, 2014 by

felicità

Nel cuore di Hanoi, in Vietnam, c’è un lago a cui si arriva da più strade che confluiscono a formarvi un cerchio intorno. Quando cala la sera e si attenua la calura soffocante della città, la gente inizia ad arrivare sui motorini e gira intorno al lago, di continuo, senza una meta precisa. A volte faccio anch’io un giro intorno al lago e sento l’aria che mi accarezza il viso. (more…)

La rentrée, un fenomeno culturale

Posted on September 4, 2014 by

il rientro

Proprio come in Italia, anche in Francia il mese di settembre fa da teatro a un’attività frenetica: la rentrée, il rientro.

Questo concetto, sconosciuto in molte altre lingue, racchiude in sé una moltitudine di aspetti. Gli studenti di tutto il paese tornano sui banchi di scuola. Gli uffici riaprono. La gente torna al lavoro. I negozi propongono offerte speciali. Un macchinario gigantesco si rimette in marcia mentre il paese lascia scivolare via lo spirito delle vacanze e si prepara psicologicamente all’inizio del nuovo anno. (more…)

Come è nato il corso di russo

Posted on July 29, 2014 by

corso di russo - Barbara BaisiLa creazione del nuovo corso di russo di Babbel presentava una sfida non da poco: trovare il miglior modo di consentire agli utenti di digitare in cirillico su una normale tastiera con l’alfabeto latino. Barbara Baisi, Content Project Manager del nostro team di Didactics, ci spiega come è andata.

 

Per iniziare, ci racconti qualcosa di te e del tuo lavoro?

Vengo dall’Italia e lavoro a Babbel sin dai suoi inizi, nel 2008. A quell’epoca eravamo un po’ di meno! Oggi mi occupo di coordinare i corsi di italianorusso. Lavoro sul russo dallo scorso gennaio. È stato un progetto particolarmente impegnativo per tutti i dipartimenti dell’azienda.

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C’è un nesso tra i sogni e l’apprendimento delle lingue?

Posted on July 9, 2014 by

sogni

Vi siete mai chiesti quale sia il legame tra sognare e imparare le lingue?

Vi è già capitato di sognare in una lingua straniera? In genere è considerato un segno che avete raggiunto un buon livello di padronanza. Negli anni ‘80, lo psicologo canadese Joseph De Koninck osservò che gli studenti di francese che iniziavano prima a sognare in francese facevano progressi decisamente più rapidi. Sorge la domanda: imparavano più in fretta perché sognavano in lingua, o sognavano in lingua perché imparavano più in fretta?

Psicologi e neuroscienziati si sono finora cimentati in varie ricerche sul rapporto tra sogni e apprendimento linguistico, ma è difficile definire con precisione cosa succede mentre si sogna. Alcuni dicono di parlare bene nei sogni una lingua che nella vita reale conoscono appena. I sognatori sono testimoni inattendibili.

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Il gergo del calcio brasiliano: un fiore locale sbocciato da radici inglesi

Posted on July 4, 2014 by

Brazilian football language

Con i Mondiali avviati a pieno ritmo, le espressioni più colorite del gergo calcistico brasiliano come ‘jogo bonito!’ e ‘golaço!’ hanno ormai superato ogni confine per entrare a far parte del vocabolario di ogni appassionato di calcio, a testimonianza della vivacità della cultura calcistica brasiliana e del suo impatto internazionale.

Eppure, se torniamo indietro nel tempo di appena un secolo, all’epoca delle origini del calcio brasiliano, dobbiamo riconoscere l’influsso di un’altra nazione ben più piccola e vincitrice di un solo titolo di Campioni del Mondo (rispetto ai cinque del Brasile): l’Inghilterra.

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7 motivi per cui amiamo le liste, anche se ci stanno distruggendo il cervello

Posted on May 22, 2014 by

le liste

 

Ci piacciono le liste perché non vogliamo morire.

- Umberto Eco, Vertigine della lista

 

La loro popolarità su internet continua a crescere, soprattutto nel mondo anglofono, tant’è che in inglese è stato coniato un nuovo termine per definire questo tipo di contenuti: sono i “listicle”, gli articoli scritti in forma di lista. Vi sarà già capitato di vederne più di uno, magari con titoli come “11 cose da non dire mai a un uomo decapitato da una lastra di vetro” o “25 lesbiche che somigliano a Justin Bieber” (no, fermi lì, non scappate via adesso!).

A seconda del vostro senso dell’umorismo, vi faranno ridere oppure vi daranno solo l’ennesima conferma del declino inesorabile del genere umano. Hanno fatto il successo di siti web come Buzzfeed e Listverse, ma ormai si trovano anche nei quotidiani e inevitabilmente hanno attirato le critiche di chi non sopporta più questa tendenza.

Le liste sono l’espressione testuale più pura dello stato costante di distrazione delle nostre menti moderne. E allora forse val la pena di porsi una domanda: che effetti stanno avendo sul nostro cervello?

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Perché gli italiani parlano con le mani (e gli scandinavi no)

Posted on May 7, 2014 by

italiani parlano con le mani

Photo by Haraldo Ferrary / CC 2.0

 

When the moon hits your eye like a big pizza pie

That’s amore…

 

Che sia per amore, collera o passione, gli italiani hanno la fama di esprimersi a gesti e con il linguaggio del corpo, come se le emozioni che si agitano nel loro animo non si potessero esprimere solo a parole, ma richiedessero anche un dito accusatorio, o mani rivolte al cielo, o un pugno chiuso da scuotere.

Gli scandinavi al contrario hanno tutt’altra fama. Secondo gli stereotipi tradizionali, i popoli nordici sono più razionali e riservati. Il che non vuol dire che non provino emozioni estreme, solo che sono meno propensi a esprimerle fisicamente.

Certo, questi sono cliché culturali, anche se non si può negare che gli italiani tendono a usare le mani per esprimersi. Ma se ci fosse un imperativo biologico alla base di tutto questo? Se i gesti contribuissero in realtà allo sviluppo del cervello? Se ci fosse un collegamento tra come usiamo le mani e come risolviamo i problemi?

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