The Babbel Blog

Babbel Inside

Vive la France ! e altri motivi per imparare il francese

Posted on March 24, 2014 by

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In occasione della giornata internazionale della Francofonia, celebrata oggi in ogni angolo del globo, abbiamo condotto una una piccola ricerca sulla lingua francese e ci siamo ritrovati davanti ad alcune scoperte che vogliamo assolutamente condividere con voi!

Il francese è una delle poche lingue parlate in tutto il mondo, al sesto posto in classifica dopo il cinese mandarino, l’inglese, l’hindi, lo spagnolo e l’arabo. Al momento il numero di francofoni presenti su tutti i continenti si aggira attorno ai 220 milioni.

Fuori dalla Francia, i maggiori gruppi di francofoni sono da ritrovarsi in Belgio, Svizzera e Lussemburgo.
Il francese é la seconda lingua piú parlata d’Europa con piú di X milioni di parlanti, dopo il tedesco (attorno a 100 milioni) e seguita dall’inglese (61 milioni circa). Ricerche demografiche attestano che grazie all’attuale tasso di natalità il francese si appresta a diventare la lingua più parlata d’Europa nel 2025 (a meno che una nazione di maggiori dimensioni come la Turchia non entri a far parte dei paesi dell’Unione prima di questa data).

Il francese è la seconda lingua più studiata al mondo. Assieme all’inglese, viene appresa nei sistemi educativi della maggior parte dei paesi del globo.
Inoltre, il francese è una delle lingue più apprese tra gli utenti di Babbel, il cui numero è in costante crescita, proprio come quello del nostro team francese, che vi terrá aggiornati riguardo a tutti i nuovi corsi!

 

FrenchWeek_Eng

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Dare voce a chi non ce l’ha: l’esperienza dei rifugiati congolesi con Babbel

Posted on February 11, 2014 by

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crisiCrisi é parte integrante del team di Babbel già dal 2008. Non solo tramite il lavoro é portata a conoscere costantemente persone nuove e ad imparare in loro compagnia. Ha giá visitato ben 47 Paesi, al ritorno dai quali ha sempre portato con lei, oltre ad imbarazzanti souvenir, qualche frammento della lingua locale. In luganda, in Uganda lingua ufficiale assieme all’inglese, ci si saluta così: „Ki kati!“.

 

Indipendentemente dalla ricchezza del Paese nel quale si vive, in un minuscolo villaggio o nel vortice di una megalopoli, basta poco per crearsi nuove prospettive – ad esempio una connessione internet e tanta voglia di imparare.

È quello che ho potuto constatare nel febbraio dell’anno scorso durante la mia permanenza a Kampala, capitale dell’Uganda, dopo aver conosciuto Edmund Page, direttore deProgetto Xavier. Questo progetto e l’iniziativa associata YARID (Young African Refugees for Integral Development) sono nati con l’obiettivo di permettere che i numerosi rifugiati che vivono nella città abbiano accesso all’istruzione.
La maggior parte dei profughi proviene dal Paese di confine, il Congo, martoriato da oltre vent’anni da sanguinosi conflitti, e cerca di costruirsi una nuova vita nel più pacifico Uganda. I conflitti nati per la disputa di oro, diamanti e altre ricchezze del sottosuolo africano sono costati la vita a oltre 5 milioni di persone. Attualmente il numero dei profughi è stimato tra uno e due milioni, di cui almeno 50.000 vivono a Kampala. Un quotidiano di disagi, che li vede costretti a convivere con scarsità di alloggi, cibo e assistenza sanitaria. La popolazione locale non riconosce in loro le madri, gli studenti, gli insegnanti, le infermiere o i commercianti costretti dai ribelli a lasciare le proprie case, ma solo rifugiati stranieri che parlano una lingua diversa da quella locale, ai quali non riservare un’accoglienza di benvenuto. Oltre a numerosi dialetti e lingue locali, la lingua ufficiale del Congo è il francese, mentre in Uganda si parla principalmente l’inglese. Per chiunque voglia trovare lavoro o semplicemente integrarsi a Kampala, quindi, l’inglese è una prerogativa indispensabile.

ll progetto YARID offre ad alcuni dei numerosi profughi la possibilità di frequentare corsi di inglese gratuiti. Con non pochi Bildschirmfoto 2014-02-03 um 15.30.21sforzi e alti livelli di concentrazione, studenti principianti e di livello avanzato frequentano gli stessi corsi, spesso in piccole stanze dove si raggruppano anche 70 partecipanti a lezione. Robert, uno dei volontari coinvolti nel progetto, è fuggito dal Congo nel 2008, ha imparato l’inglese da autodidatta e ora lo insegna a sua volta ai rifugiati arrivati dopo di lui.

Per circa un’ora ho assistito Robert nella sua lezione, e mi sono lasciata trasportare dal fervore dei suoi studenti, quasi tutti adulti.
Nonostante il breve lasso di tempo trascorso nella capanna di lamiera sede della lezione, il livello dei volumi acustici raggiunti al suo interno mi ha sfinita. Trovavo inoltre un vero peccato che la lezione non tenesse conto dei differenti livelli di conoscenza della lingua degli studenti: mentre alcuni si annoiavano, era evidente che fosse molto difficile per gli altri seguire la lezione, costituita principalmente dallo scrivere frasi intere alla lavagna, successivamente ripetute in coro dagli studenti. Le donne in particolare si rivelavano essere molto timide, e non osavano chiedere spiegazioni anche avendone la necessità.

È stato quando Edmund mi ha mostrato la sala computer del Xavier Project che mi è venuto in mente di far loro Bildschirmfoto 2014-02-03 um 15.32.06conoscere Babbel: i nostri corsi di inglese online risolverebbero ogni problema!
Il primo tentativo è stato un successo…a metà: solo due dei dodici rudimentali computer disponibili funzionavano a sufficienza, e la connessione internet era da mettersi le mani nei capelli. Ho tirato fuori il mio laptop e piazzato due, tre persone davanti a ogni monitor. Per la maggior parte di loro era la prima volta alle prese con un computer: dovevano imparare a cliccare col mouse e allenarsi a trovare le lettere sulla tastiera. Ma una volta sul sito di Babbel tutto è andato a gonfie vele: lezione dopo lezione gli studenti hanno ripetuto e digitato vocaboli fino all’orario di chiusura della sala, mentre fuori era già sera.

 

girlsNei giorni successivi ho organizzato nella sala computer vari “Ladies’ Day”, lezioni dedicate a sole donne.
Tra loro c’era Fatou, ultrasessantenne, una delle allieve più anziane. Non solo non si è lasciata scoraggiare dalle difficoltà iniziali con la tastiera, ma tramite un post sul suo Facebook ha esortato altre Bildschirmfoto 2014-02-03 um 16.53.55„mamme“ a prendere esempio da lei e ad iniziare a studiare l’inglese. Vedere quanto Fatou e le altre donne si divertivano davanti al computer mi ha motivata a voler procurare l’accesso ai corsi di Babbel per i rifugiati.

Tornata a Berlino ho avviato una campagna di raccolta fondi tra amici e colleghi di Babbel, grazie alla quale sono potuta tornare in Uganda a Novembre. Il successo della campagna mi ha permesso di portare con me computer, altoparlanti e un po’ di soldi per una connessione a internet più veloce.
Una volta sul posto ho mostrato ad Alex, nuovo collaboratore del progetto Xavier, new laptopcome registrarsi su Babbel, attivare i codici promozionali e scegliere i corsi adatti al proprio livello.
Da Novembre Alex organizza con regolaritá corsi di computer, durante i quali istruisce i suoi allievi anche su come utilizzare Babbel.

I profughi partecipanti al progetto possono cosí imparare l’inglese col proprio account ogni qualvolta hanno un po’ di tempo a disposizione, esercitandosi al contempo con il computer. I vantaggi sono molteplici: le loro chance sul mercato del lavoro aumentano, cosí come i loro progressi nell’apprendimento personalizzato della lingua inglese.

Grazie a un piccolo investimento ho potuto offrire ai rifugiati congolesi un’opportunità per migliorare la propria situazione, il che mi rende molto felice, e mi lascia sperare che incontrino sempre meno ostacoli nel loro percorso verso l’integrazione in Uganda.
È spesso con una piccola spinta che si mettono in moto grandi cambiamenti. O citando una pragmatica espressione locale: „Il momento giusto per piantare un albero era venti anni fa. La prossima occasione per farlo è adesso.“

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Lo studio delle lingue e tutte le sue sfumature: Babbel compie 5 anni

Posted on January 15, 2013 by

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Leggi questo articolo in: Inglese (English), Francese (Français), Tedesco (Deutsch), Spagnolo (Español)

 

È affascinante quanto si possa trarre dall’apprendimento delle lingue straniere. Il 2012 è stato per noi, sotto questo punto di vista, un anno creativo e fruttuoso, che ci ha portato alla nomina come migliore start up tedesca agli International Europe Awards. L’intero team di Babbel volge già lo sguardo al futuro, con tanti progetti e senza paura. Continuando a guardare al futuro ci permettiamo però uno sguardo all’anno appena passato.  Un anno ricco di avvenimenti, dove i nostri utenti sono stati messi in primo piano.

Piattaforma:

L’innovazione più grande è rappresentata, sicuramente, da oltre 200 nuovi corsi, creati con dedizione dalla nostra redazione nel corso di soli 12 mesi. Ad oggi, sono disponibili per voi utenti di Babbel ben 6300 ore di materiale di studio. Ne è stata fatta molta di strada, se si ricorda che il 15 gennaio 2008 debuttammo con un trainer di vocaboli per 5 lingue di studio. Molti nuovi corsi hanno debuttato a Babbel, tra i quali: corsi di life style, corsi di dettato, corsi di lingua parlata e perfino un divertente corso di dialetti tedeschi (alla quale realizzazione hanno collaborato i dipendenti, prestando la propria voce per le registrazioni).

Quale corso vi è piaciuto di più?

Finalmente le nostre ultime lingue di studio: il turco e l’olandese, incorporano i primi corsi per principianti, desidero più volte espresso dai nostri utenti, mentre il corso di polacco per principianti è in preparazione.
Abbiamo in programma per Febbraio la pubblicazione di corsi per due lingue di studio completamente nuove: danese e norvegese.

La piattaforma si è rinnovata anche esteticamente, e altri, nuovi cambiamenti sono in progetto!

Le pagine della Community soddisfano ora gli standard di un design moderno e sono state meglio strutturate. Anche il trainer personale di ripasso riceverà presto un nuovo look. Ma niente paura, rimaniamo fedeli allo stile di Babbel – pulito e senza fronzoli, così come piace a voi.

Mobile:

Il 2012 è stato un anno intensissimo per il nostro team Mobile. A febbraio il lancio delle app per l’iPad, a marzo le app per i dispostivi Android, l’eBook per l’iPad a giugno e quello per Kindle ad agosto.
Ottobre ha visto il lancio delle app Windows 8, l’anno si è concluso in bellezza con il rilascio di un massiccio aggiornamento (3.0.0) per le app per iPad, che contengono adesso tutto il materiale di studio disponibile online nella versione web, ed offrono la possibilità di sincronizzare il livello di apprendimento tra web e app. Nel 2012 le applicazioni mobili di Babbel sono state scaricate in tutto circa 4,5 milioni di volte. A poco a poco Babbel sta cercando di soddisfare le esigenze dei suoi utenti di avere completi ed efficienti corsi di lingua portatili!

Utenti:

Nel mondo siete 10 milioni di utenti ad utilizzare Babbel sul vostro computer e/o sul vostro dispositivo mobile (smarthphone o tablet). Questa crescita rapidissima si spiega indubbiamente con la disponibilità di Babbel su un numero sempre maggiore di apparecchi con svariati sistemi operativi. Sempre più persone possono e vogliono imparare le lingue con Babbel, e di certo indipendentemente dal tempo e dal luogo. Questo ci rende felici perché, pur essendo certamente in costante crescita, abbiamo però ancora e sempre davanti agli occhi l’obbiettivo con il quale 5 anni fa’ siamo partiti: facilitare l’apprendimento delle lingue e la disponibilità di tale servizio in internet.

Team:

Anche noi cresciamo, enormemente, nel cuore di Kreuzberg. Quasi ogni settimana diamo il benvenuto ad un simpatico, nuovo volto nel team. Al momento (situazione a metà gennaio) siamo quasi 60 collaboratori fissi. Poiché ormai l’ufficio in Bergmannstraße è diventato troppo stretto, ci trasferiamo all’inizio di marzo in nuovi, più grandi locali – sempre in Bergmannstraße. Rimaniamo fedeli al nostro quartiere, perchè Kreuzberg ci porta fortuna, come dice Markus, il nostro capitano.

Un grazie di cuore a tutti voi, in particolare a tutti quelli che ci sono stati fedeli nel corso degli anni!

Keep learning and growing!

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All’inizio era Edith Piaf: Il making of di „Impara il tedesco con la musica“

Posted on May 8, 2012 by

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Leggere questo articolo in: Tedesco (Deutsch), Inglese (English), Francese (Français), Spagnolo (Español)

Katja Wilde, Content Project Manager di Babbel, ha un’epifania. Pensa alle lezioni di francese di quando era scuola, è a casa in cucina e canticchia „Non, rien de rien“. Che non azzecchi sempre il tono è di secondaria importanza, visto l’impeto con cui canta. In questo momento decide di registrare la canzone di Edith Piaf sul posto.

È così quando si lavora per Babbel e si sta covando qualcosa. Gli estranei potrebbero dichiararci pazzi solo perché riteniamo normale borbottare frasi criptiche in lingue straniere mentre si va per strada, indichiamo la corretta pronuncia delle köttbullar, le polpettine di carne svedesi, oppure appunto decidiamo all’improvviso di utilizzare la propria cucina come studio di registrazione.

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Ma torniamo a Katja. Sta pensando alla musica, a esercizi di comprensione orale, a testi da completare e soprattutto a come fosse più simpatico e facile imparare il francese in questo modo quando era a scuola, pensa a quanto fosse più divertente avvicinarsi alla lingua francese in modo musicale e intuitivo rispetto all’apatico studio a memoria. Così inizia a scomporre la canzone nei suoi elementi e a pensare a diversi possibili svolgimenti delle lezioni.

Contemporaneamente Babbel effettua un sondaggio con quasi 2000 utenti sulla tipologia di studio che preferiscono. Le loro risposte confermano l’esperienza d Katja, che viene sottolineata anche da Miriam Plieninger, Head of Content di Babbel: “Che si canti sotto la doccia, si ascolti musica in macchina o si canti al karaoke con gli amici, una cosa è certa: chi canta canzoni nella propria lingua di studio impara strutture linguistiche senza nemmeno accorgersene e capisce nuovi vocaboli grazie al contesto”.

Dopo che la decisione di realizzare il corso „Impara il tedesco con la musica“ era stata presa, la prima grande sfida consisteva nel trovare la musica giusta. Non doveva avere diritti d’autore e doveva essere orecchiabile e adatta dal punto di vista linguistico-didattico. Così la scelta cadde su otto canzoni popolari, i cui testi furono analizzati attentamente da Katja e dalla redazione, che decise di sottoporli in parte a una
modernizzazione e semplificazione.

Il passo successivo consistette nell’affidare a Christine Keck, attrice, musicista e voce di Babbel, i testi delle canzoni che vennero così reinterpretati anche melodicamente in modo nuovo. E così Christine registrò queste arie, incantevoli anche se un po’antiquate (per es. „Wenn ich ein Vöglein wär“, Se fossi un uccellino, n.d.t.) come versioni contemporanee che realizzò come cantautrice.

La redazione lavorò quindi per prima cosa alla traduzione dei testi delle canzoni in inglese, alla realizzazione degli esercizi, estrasse innumerevoli tracce audio, le rinominò e le caricò nel server multimediale. E gli sviluppatori di Babbel lavorarono alla complicata realizzazione tecnica del nuovo formato, incluse le componenti per il karaoke.

Con i suoi quattro mesi, la fase di produzione di questo formato si rivelò essere molto più lunga (e forse anche più faticosa) rispetto agli altri formati di Babbel. Ma ne è valsa la pena: oggi gli studenti di Babbel con le lingue di riferimento italiano, inglese, francese e spagnolo possono studiare il tedesco in modo giocoso con la musica. E se si chiede a Katja, l’ideatrice di questo corso, se ne è valsa la pena, risponderà semplicemente “Je ne regrette rien“, non mi pento di nulla.

Impara il tedesco con la musica!

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Quattro lingue, strettamente personali

Posted on August 4, 2011 by

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Anne, Janet, David e Crisi del gruppo di Babbel raccontano perché trovano interessanti proprio turco, olandese, polacco o indonesiano.

Anne: Turco

Ankara: on the road. Photo by Max PinucciDa piccola, mi stupivo a lungo dei bambini nel nostro cortile a Berlino. Gridavano in continuazione il mio nome a squarciagola. Ogni volta che urlavo dalla finestra chiedendo che cosa ci fosse, mi guardavano perplessi. Non facevo in tempo a tornare dentro che le urla iniziavano di nuovo: “Anne! Anneeee!”

Anne è turco e significa “mamma”. Se uno degli adulti che avevo attorno avesse saputo il turco, mi avrebbe risparmiato settimane di inutili rompicapi.

Circa 30 anni dopo, studio finalmente turco. Già dopo poche settimane Berlino si è trasformata in una città nuova. Negozi dai nomi un tempo criptici rivelano chiamarsi improvvisamente “Autoscuola Stella” e “Caffè del porto”. I miei vicini hanno tutto d’un tratto dei nomi che sono in grado di pronunciare. Le ghiottonerie esposte nei negozi non sono più “questo qui” o “quello lì”.

Al parco e nella metro drizzo le orecchie. Anche semplicemente fare attenzione per capire se quello che sento è turco mi permette di percepire la città in un modo completamente diverso. A volte capisco addirittura qualche parola.

“Perché turco?”, mi chiedono. Oltre a tutto ciò, turco soddisfa pienamente le tre condizioni fondamentali che una nuova lingua deve rispettare affinché io inizi a studiarla: buona musica, buona cucina e una grammatica piacevole.

Ora vorrei che avessi iniziato a farlo già 30 anni fa. La domanda non è “perché turco?”, bensì: “Perché solo adesso?”

Anne è originaria di Berlino e coordina il nostro servizio clienti. Studia turco con Babbel.

Janet: Olandese

Dutch pride contributeL’olandese non è sicuramente la lingua con il più grande sex-appeal d’Europa. Sembra che soffra di un problema d’immagine, un po’ come il Paese e la sua gente. Decidere di studiare l’olandese è sicuramente una scelta meno ovvia e scontata rispetto alla scelta di studiare lingue più importanti o sexy come l’inglese, il tedesco e il francese o lingue esotiche come il giapponese o il cinese.

Sono arrivata all’olandese tramite l’amore: mio marito viene dalla Zelanda, una provincia nel sud dei Paesi Bassi. Più mi addentravo nello studio della lingua, più imparavo ad amare il suo fascino.

La grammatica olandese non fa prendere uno spavento come quella tedesca e l’ortografia è molto più logica di quella inglese. La pronuncia però, diciamocelo, se non sei svizzero tedesco o non parli l’ebreo o il norvegese, dà filo da torcere. Non per niente si sente continuamente dire che l’olandese sia una lingua da raucedine: accanto alle 13 vocali e ai 4 dittonghi, sono soprattutto le occlusive “sch” e “g”, a dare quest’impressione.

Un trucchetto però c’è: lasciare la muscolatura della bocca rilassata e fare penzolare leggermente la mandibola. E già così la pronuncia olandese si trasformerà in un vero e proprio esercizio di benessere per i muscoli della bocca.

Ok, è più facile a dirsi che a farsi: da madrelingua inglese purtroppo sto ancora combattendo contro la pronuncia di Scheveningen, la stazione balneare dove andiamo spesso in vacanza, oppure, ancora più imbarazzante, con il nome di mio marito.
Per fortuna gli olandesi sono un popolo comprensivo e prendono la mia mutilazione della loro bella lingua con sano senso dell’umorismo. Meno male!

Janet viene dalla Tasmania, in Australia, e realizza corsi di inglese. Studia l’olandese con Babbel.

David: Polacco

Warsaw. Photo by UggBoy♥UggGirlQuesta lingua è veramente strana. Che lettere strane! Come si pronuncia “Wsyzstkiego najlepszego!”? In passato non mi sarei mai immaginato di entrare in contatto con questa lingua. Per me erano più importanti l’italiano, il francese e perfino il giapponese; adesso invece ringrazio il mio destino per avermi presentato il polacco.

All’inizio del mio anno di scambio universitario in Germania a Frankfurt/Oder volevo soprattutto migliorare il mio tedesco. Al confine con la Polonia bisognerebbe però sapere anche un po‘ di polacco…e l’università offriva corsi di polacco. Ci pensai su un po’: non sarà troppo difficile? Ce la posso fare? Però il tempo ce l‘avrei, per un 18 dovrebbe bastare…

Così decisi di iscrivermi al corso di „Polacco per principianti 1A”. La pronuncia alla fine si è rivelata non essere poi così difficile. E così ho scoperto che il polacco è molto simile al russo, anche se utilizza il nostro alfabeto latino, pur essendo una lingua slava. La cosa mi ha colpito particolarmente.

I polacchi sono persone molto cordiali, che vogliono sempre aiutarti, anche il Paese è stupendo e la natura veramente fantastica.
Dopo un anno e mezzo ho voglia di studiare nuovamente polacco per poter avvicinarmi maggiormente alla bellezza di una società come quella polacca.

David viene da Bogotá, in Colombia e…a proposito, ha superato entrambi i corsi di polacco con 30. Realizza corsi di spagnolo e studia polacco con Babbel..

Crisi: Indonesiano

South Sulawesi. Photo by zhaffskyMi piace imparare qualsiasi tipo di lingua “solo un pochino”…soprattutto quelle che sono esotiche e difficili, come tailandese o arabo. Tutte in una volta.

Più in là non ci si arriva se non si investono tempo ed energia. Questo non vale però per l’indonesiano. In questo momento è la mia lingua di studio preferita, perché:

  • Oltre all’Indonesia ci sono tanti altri Paesi tropicali in cui mi piacerebbe viaggiare:
    • l’Indonesia è costituita da olre 17.500 isole con una superficie totale di 1912988 km2, più la Malesia e Singapore
    • ha una cultura affascinante e in parte millenaria, per es. Borobudur sull’isola di Java, Georgetown in Malesia
    • ha una flora e una fauna avvincenti: giungla, vulcani, laghi, tigri, orangotango, rinoceronti di Sumatra in via di estinzione…
  • È una delle lingue più facili che si possano studiare:
    • utilizza l’alfabeto latino, non ci sono segni di scrittura strani
    • la pronuncia è assolutamente semplice: leggere le parole come sono scritte risulta spesso rispecchiare la pronuncia corretta
    • ha una grammatica estremamente elementare
  • È più diffusa di quanto si pensi:
    • l’indonesiano viene parlato da 162 milioni di persone
    • la lingua malese è quasi identica con l’indonesiano; altri 12 milioni
    • a Singapore un altro 12-16% della popolazione parla indonesiano
    • utile, no? Così la si può utilizzare veramente in tanti posti
  • Tante cose di questa lingua fanno veramente morire dal ridere e sono interessanti:
    • decifrare le parole composte può essere così poetico:
    • mata hari = occhio giorno = occhio del giorno = sole (e naturalmente Mata Hari)
    • orang utan = Persona foresta
  • Sono una fan delle cose ben strutturate! Come si può vedere bene da questa mia sezione del blog ;).

Crisi è la tipica berlinese di adozione, lavora nel Marketing e studia portoghese e indonesiano con Babbel.

Leggere questo articolo in: Tedesco (Deutsch), Inglese (English), Francese (Français), Spagnolo (Español)

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I consigli di studio di Anne

Posted on May 30, 2011 by

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AnneAnne Matthies è la responsabile del servizio di assistenza clienti di Babbel. Nel 1997 ha iniziato a studiare con passione le lingue straniere e da allora non ha più smesso. Finora ha raggiunto livelli avanzati in italiano, inglese, francese, russo e cinese. In questo testo ha raccolto undici consigli che l’hanno aiutata in modo particolare ad imparare le lingue straniere.


1. Fatti un piano di studio e non attenerti ad esso

“Io no parlare italiano” lo capisce chiunque. Per una vacanza è sufficiente sapersi esprimere così, durante una telefonata di lavoro invece una frase simile risulterebbe alquanto imbarazzante. Quale obiettivo vuoi raggiungere? Vuoi imparare la lingua straniera per lavoro o per una vacanza? Per vantarti, per fare per una volta qualcosa di diverso dal solito o per pensare per una volta in modo diverso? Prefiggiti prima di tutto il tuo obiettivo. Fai un piano di studio: quanto tempo vuoi dedicare alla nuova lingua e cosa vorresti fare come prima cosa?

Non attenerti al tuo piano.

Oggi preferisci studiare il congiuntivo oppure i segni zodiacali anche se in realtà non ti servono a niente? Divaga pure! Goditi il tuo excursus! Vola col pensiero! Il tuo piano è come un bastone che ti aiuta a stare in piedi quando le tue ali si affaticano. Hai bisogno del tuo piano solo nel caso in cui non ti venisse in mente nient’altro. Cambialo ogni volta che vuoi.


2. Non avere fretta di imparare a parlare (se hai tempo)

Se hai tempo per imparare in tutta tranquillità la tua nuova lingua, inizia a parlarla solo quando sarai tu a volerlo veramente. Prima ascoltala semplicemente. Prima o poi sarà la nuova lingua a volere improvvisamente uscire dalle tue labbra e tu non potrai fare a meno di imitare finalmente questi strani suoni.

Quando una parola nasce dentro di te senza alcun tipo di pressione, è come se la parola fosse proprio tua. Non potrò mai dimenticarmi di quando, in modo assolutamente inaspettato, dopo mesi di solo ascolto, improvvisamente iniziai a parlare cinese nella vasca da bagno. Non lasciarti sfuggire questo brivido.


3. Il tuo modo di imparare cambia costantemente

Spesso si parla di persone più portate ad imparare tramite l’udito piuttosto che la vista oppure tramite altri sensi ancora. A volte tu stesso sei più portato ad imparare in un modo piuttosto che in un altro. La tua predisposizione ad imparare in un certo modo in realtà cambia così spesso come il tuo umore. Cerca di capire cosa riesci a fare meglio di volta in volta. Magari una volta preferisci semplicemente chiudere gli occhi e ascoltare qualcosa. Un’altra volta invece è come se immagini e lettere ti saltassero addosso. Un’altra volta ancora vorresti disegnare le parole nuove e pronunciare, scrivere o cantare tu stesso. E altre volte vorresti fare tutto ciò contemporaneamente.


4. Impara i modi di dire fin dall‘inizio

I proverbi e i modi di dire sono il sale nella zuppa della lingua straniera. Cerca tu stesso fin dall’inizio espressioni idiomatiche che ti fanno particolarmente ridere. Immaginati che cosa significa letteralmente “laid back, “down to earth” oppure “avere la testa tra le nuvole”. Traduzioni letterali in questi casi servono spesso a ben poco, ma sono molto divertenti. “Sono venti anni vecchio” dicono i tedeschi letteralmente per “ho vent’anni”. Ridi a crepapelle, raccontalo ai tuoi amici. Queste piccole differenze ti danno la sensazione di entrare nella mentalità della lingua, ti arricchiscono e ti danno la carica giusta per continuare.


5. Sii te stesso

Non limitarti a studiare situazioni date. Di cosa parli nella tua madrelingua? Di cosa ti interessi? Cosa ti dà fastidio? Puoi ricordarti più facilmente come si dice qualcosa nella tua lingua di studio, se lo vuoi dire veramente.


6. Ogni tanto allontanati dal computer

Le flashcard e il sistema di ripasso sono fantastici. Ma a volte spegni comunque il computer e cerca di ricordarti quello che hai imparato senza il suo aiuto. Ripassa mentalmente quello che hai studiato. Prenditi tutto il tempo che vuoi. A volte una parola ti può venire in mente solo dopo minuti. Però noterai tu stesso la differenza: quello che riesci a ricordarti da solo senza aiuti esterni, rimane impresso nella tua memoria in modo molto diverso.


7. Non rinchiuderti in camera

Se rimani seduto tutto il tempo sempre sulla stessa poltrona a ripassare sempre le stesse identiche frasi, non sorprenderti se una volta per strada non riuscissi a ricordartene nemmeno una. Porta la lingua straniera in giro con te, dovunque tu vada. Ordina il tuo piatto preferito nella lingua straniera anche nel tuo locale abituale. Se viaggi coi mezzi di trasporto, immaginati di non avere il biglietto e di doverlo spiegare al controllore.


8. Canta!

La grammatica s’impara a meraviglia cantando canzoni pop. Cerca delle canzoni canticchiabili nella tua lingua di studio. Ascoltale e cantale, con e senza cuffie, sotto la doccia, in macchina e in bicicletta.


9. Ritagliati delle situazioni per parlare la lingua straniera

Studi francese? Trascorri una giornata francese! Ascolta la radio francese, guarda film francesi, cucina piatti francesi, leggi un giornale francese e cerca le ultime parole che hai imparato su google.fr. E non avvilirti nel caso dovessi capire solo una minima parte. Attacca post-it con il nome in francese a tutti gli oggetti e i mobili che hai a casa tua, parla da solo e datti degli ordini in francese.


10. Abbi il coraggio di fare errori!

Vuoi parlare una lingua straniera? Niente ti ostacola maggiormente di un perfezionismo precoce. Abbi il coraggio di sbagliare tutto e scrivi, canta o inizia a borbottare semplicemente senza senso quello che ti viene in mente! Una nuova espressione diventerà tua solo se la usi. Che tu la usi in modo corretto, all’inizio non importa. Scoprirai di poter imparare tantissimo dai tuoi stessi errori; devi solo avere il coraggio di farli.

Se fai fatica ad accettarlo, ricordati del fatto che accenti, pronunce sbagliate ed errori di grammatica che hai sentito da altri ti hanno probabilmente semplicemente fatto sorridere. Sarebbe un peccato se la tua amica francese improvvisamente parlasse italiano senza errori e senza quell’affascinante accento francese, o no?


11. Non arrenderti

Imparare una nuova lingua a volte ti dà la sensazione di essere masochista. Come si fa alla svelta a dimenticarsi quello che si è imparato! Ancora una volta non sei riuscito a fare niente da giorni! Eri così contento di avere imparato così tante cose nuove e ora invece non capisci più una parola!

Purtroppo questo fa parte del gioco ed è assolutamente normale. Non farti scoraggiare. Lamentati, arrabbiati, impreca pure. Ma non mollare. Vedrai che tornerai a sorridere, a chiacchierare e a gioire di nuovo. Imparare una nuova lingua significa aprirsi ad un nuovo mondo. Conquistalo con piacere.


E tu? Cosa ti aiuta nello studio? Dacci la tua opinione! Partecipa al nostro intrigante sondaggio sui tipi di studio Rispondi al sondaggio


L’articolo originale in tedesco

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