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Learning and language

Come creare una nuova abitudine di studio in 3 fasi

Posted on August 29, 2014 by

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abitudine di studio

Sapere come si crea una nuova abitudine di studio è fondamentale per i propri obiettivi di apprendimento a lungo termine. Ecco perché negli ultimi mesi ci siamo interessati ai metodi per sviluppare nuove abitudini. Come possiamo stimolare la creazione di nuove abitudini che aiutino a mantenere l’interesse e l’impegno nell’imparare una lingua?

Sappiamo tutti che una parte importante dell’apprendimento si basa sulla ripetizione, la regolarità, la routine. Potrà sembrare noioso ma è inevitabile se vogliamo fare sul serio.

Un commento frequente dei nostri utenti è “non trovo il tempo di studiare con regolarità”. Succede anche a voi? Quante volte siete arrivati alla fine di una giornata impegnativa senza riuscire a trovare quei dieci minuti che vi eravate ripromessi?

Certo, trovare il tempo a volte non è facile, ma la vera difficoltà è un’altra.

In realtà, è possibile creare una nuova routine nella propria vita: basta iniziare scegliendo un comportamento molto semplice che si vuole ripetere ogni giorno. Contrariamente a quanto si crede, l’importante non è pianificare quel comportamento in un orario specifico, ma innescarlo in modo efficace per farlo diventare quasi automatico.

Ecco come fare per sviluppare una nuova abitudine di studio in tre semplici passi.

1. Scegliete un punto di ancoraggio: un’abitudine che già avete

L’ingrediente principale per creare un’abitudine efficace non è il tempo ma un’azione scatenante che sia ancorata nelle vostre abitudini della vita quotidiana.

Che cosa si intende per abitudini della vita quotidiana?

Sono le cose che fate ogni giorno senza nemmeno farci caso perché sono diventate, nel corso del tempo, quasi automatiche: ad esempio, accendere il fornello e preparare il caffè ogni mattina, o lavarsi i denti ogni sera.

Tutti abbiamo abitudini regolari, azioni che compiamo ogni giorno e che spesso variano in base al contesto: durante i giorni di lavoro, nelle vacanze, o nei fine settimana. La cosa interessante è che queste abitudini sono come delle “ancore” quotidiane che possiamo usare per innescare una nuova abitudine di studio.

Ecco alcuni consigli per aiutarvi a scegliere la vostra ancora:

Deve essere un’abitudine estremamente regolare. Scegliete qualcosa che fate sempre.

Deve essere un evento preciso. Un’ancora troppo vaga (“ogni volta che mi va di farlo”) non funziona altrettanto bene.

Deve corrispondere alla frequenza desiderata per il vostro nuovo comportamento. Se è qualcosa che volete fare una volta al giorno, scegliete un’ancora che avvenga solo una volta al giorno (ad esempio, “dopo essere andato a letto e aver messo la sveglia…”).

Deve essere collegata al vostro nuovo comportamento, sia a livello concettuale che di spazi fisici. Ad esempio, “dopo aver accompagnato i bambini a scuola” potrebbe non essere un’ancora ideale per allenarvi a fare 10 addominali ogni giorno, visto che ci sarà un certo lasso di tempo tra le due azioni.

L’ancora è una cosa molto personale: dovete decidere voi quale sia la migliore per il vostro caso, in base alle vostre circostanze personali e al vostro stile di vita.

2. Create una ricetta

Forse potrà sembrarvi un’idea semplicistica, ma funziona davvero: si inizia creando una “ricetta” da mettere in pratica ogni giorno.

Una ricetta ha ingredienti molto specifici:

Dopo aver fatto (abitudine della vita reale), farò (nuova abitudine che volete imparare).

Tanto per fare un esempio del tutto casuale… mettiamo che vogliate esercitarvi dieci minuti al giorno per imparare una nuova lingua con Babbel. In questo caso, un piccolo passo da cui iniziare sarà visitare il sito di Babbel, niente di più. La prima ricetta sarà qualcosa del genere:

Dopo aver bevuto il caffè al mattino, andrò a visitare il sito di Babbel.

Oppure:

Dopo aver lavato i denti la sera, andrò a visitare il sito di Babbel.

A questo punto potreste chiedervi: “Davvero? Basta andare sul sito? E come può essermi utile?”

In realtà è proprio fondamentale che la nuova abitudine sia così semplice. Per abituarsi a usare il filo interdentale, per esempio, lo psicologo di Stanford BJ Fogg raccomanda di iniziare da un singolo dente.

La vostra priorità a questo punto non è definire un compito impegnativo (come ad esempio completare un’intera lezione) ma trovare un punto di ancoraggio che funzioni davvero per voi. Una volta che l’avete trovato, potete iniziare a rendere più impegnativa la sfida.

La chiave per una ricetta efficace è trovare un punto di ancoraggio che inneschi in modo logico il comportamento successivo. Mettete alla prova la vostra ricetta e se necessario modificatela e adattatela: anche quello fa parte del processo di apprendimento!

3. Alzate la posta in gioco

Una volta trovata una ricetta che funzioni in modo attendibile, avete già superato la parte più difficile. Infatti, è importante ricordarlo, la vera difficoltà non è trovare il tempo necessario ma imparare un nuovo comportamento che diventi automatico per voi, tanto che non dovrete nemmeno ricordarvi di farlo: vi verrà spontaneo, senza nemmeno pensarci.

Stephen King ha detto che scrive sempre un paio di pagine prima di colazione (un’ottima occasione per innescare nuove routine). Una volta stabilita la nuova abitudine, vi sarà difficile farne a meno, come con tutte le altre cose che fate abitualmente.

Per tornare al nostro esempio: una volta che siete riusciti a innescare in modo attendibile il comportamento “visitare il sito di Babbel”, potete cambiarlo con “completare una lezione su Babbel” e vedrete che riuscirete a fare anche quello senza alcuna fatica.

Magia? Non proprio, è semplicemente così che funziona il nostro cervello.

Un consiglio per la prima settimana, quando la vostra nuova ricetta è ancora in fase di rodaggio: scrivetela ben in vista nello stesso posto dove avviene la vostra azione abituale di ancoraggio (siate creativi: per esempio, usate il rossetto per scrivere sullo specchio del bagno “dopo aver lavato i denti, visiterò il sito di Babbel”). Nel giro di poco tempo non avrete più bisogno del promemoria: l’azione di ancoraggio innescherà automaticamente il nuovo comportamento.

Questa tecnica potrebbe non funzionare per tutti, ma provarla è facile e non costa nulla. E chissà, magari è proprio la soluzione perfetta per voi!

Tradotto dall’inglese da Monica Cainarca.

 

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Il quiz degli stereotipi russi

Posted on August 20, 2014 by

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Il quiz degli stereotipi russi

In occasione del lancio del nuovo corso di russo offerto da Babbel, abbiamo voluto mettere alla prova dei fatti alcuni dei più classici stereotipi sulla Russia e i suoi abitanti. Per farlo, abbiamo prima dato un’occhiata alle statistiche e poi chiesto a Larisa Bulanova, redattrice dei contenuti in russo per il nostro Didactics team, di darci la sua prospettiva da madrelingua.

I cliché da verificare vi suoneranno familiari: è vero che i russi bevono vodka come se non ci fosse un domani? Fa ovunque così freddo come nell’inverno siberiano? In Russia si rischia davvero di finire mangiati dai funzionari statali o di farsi spennare dagli orsi? (Un momento, forse era il contrario…)

Clicca qui per iniziare il quiz.

 

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Stili di apprendimento – qual è il vostro?

Posted on August 13, 2014 by

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stili di apprendimento

Immaginatevi questa scena: un piccolo, simpatico alieno vi ferma mentre state andando a casa. È sceso sulla Terra alla disperata ricerca di un buon caffè. Il destino di milioni di abitanti del suo pianeta dipende dalla sua missione: riuscirà a tornare lassù con una caffettiera e le istruzioni per come usarla? Ovviamente, vi offrite volentieri di dargli una mano.

Che fate? (more…)

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Qual è l’accento più sexy del mondo?

Posted on August 6, 2014 by

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l’accento più sexy

Le grandi domande dell’estate sono le stesse da Babbel come sotto l’ombrellone: tornerà la pace in Medio-Oriente? Il riscaldamento globale esiste davvero? E soprattutto: qual è l’accento più sexy del mondo?

*ahem*

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C’è un nesso tra i sogni e l’apprendimento delle lingue?

Posted on July 9, 2014 by

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sogni

Vi siete mai chiesti quale sia il legame tra sognare e imparare le lingue?

Vi è già capitato di sognare in una lingua straniera? In genere è considerato un segno che avete raggiunto un buon livello di padronanza. Negli anni ‘80, lo psicologo canadese Joseph De Koninck osservò che gli studenti di francese che iniziavano prima a sognare in francese facevano progressi decisamente più rapidi. Sorge la domanda: imparavano più in fretta perché sognavano in lingua, o sognavano in lingua perché imparavano più in fretta?

Psicologi e neuroscienziati si sono finora cimentati in varie ricerche sul rapporto tra sogni e apprendimento linguistico, ma è difficile definire con precisione cosa succede mentre si sogna. Alcuni dicono di parlare bene nei sogni una lingua che nella vita reale conoscono appena. I sognatori sono testimoni inattendibili.

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Il gergo del calcio brasiliano: un fiore locale sbocciato da radici inglesi

Posted on July 4, 2014 by

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Brazilian football language

Con i Mondiali avviati a pieno ritmo, le espressioni più colorite del gergo calcistico brasiliano come ‘jogo bonito!’ e ‘golaço!’ hanno ormai superato ogni confine per entrare a far parte del vocabolario di ogni appassionato di calcio, a testimonianza della vivacità della cultura calcistica brasiliana e del suo impatto internazionale.

Eppure, se torniamo indietro nel tempo di appena un secolo, all’epoca delle origini del calcio brasiliano, dobbiamo riconoscere l’influsso di un’altra nazione ben più piccola e vincitrice di un solo titolo di Campioni del Mondo (rispetto ai cinque del Brasile): l’Inghilterra.

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Quiz: espressioni del gergo calcistico brasiliano

Posted on June 12, 2014 by

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Footballquiz_crops-15

Siete esperti in materia di calcio? Ve ne intendete di moduli e formazioni? Conoscete la differenza tra un terzino e un mediano? Sapete come l’Ungheria ha rivoluzionato la tattica di gioco negli anni ‘50?

No? Be’, neanche noi. 

Partecipate all nostro quiz e scoprirete alcune vivaci e colorite espressioni del gergo brasiliano sul calcio – potrete usarle per far colpo sui vostri amici durante le partite dei Mondiali!

 

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Suggerimenti degli utenti: come memorizzare nuovi vocaboli

Posted on June 4, 2014 by

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Vi abbiamo chiesto di scriverci i vostri metodi preferiti per memorizzare il vocabolario e ci avete mandato ottimi suggerimenti. Alcuni sono dei classici e altri sono un po’ più bizzarri. Quali di questi metodi usate e che altro aggiungereste? Ditecelo nei commenti!

 

1. Fare attività fisica mentre ripeto le parole – Joseph

Questo è un metodo dall’efficacia dimostrata: uno studio del 2010 ha esaminato un campione di persone che facevano attività come andare in bicicletta mentre imparavano nuovi vocaboli e ha concluso che “l’attività fisica simultanea durante l’apprendimento lessicale facilita la memorizzazione di elementi nuovi”.

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7 motivi per cui amiamo le liste, anche se ci stanno distruggendo il cervello

Posted on May 22, 2014 by

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le liste

 

Ci piacciono le liste perché non vogliamo morire.

- Umberto Eco, Vertigine della lista

 

La loro popolarità su internet continua a crescere, soprattutto nel mondo anglofono, tant’è che in inglese è stato coniato un nuovo termine per definire questo tipo di contenuti: sono i “listicle”, gli articoli scritti in forma di lista. Vi sarà già capitato di vederne più di uno, magari con titoli come “11 cose da non dire mai a un uomo decapitato da una lastra di vetro” o “25 lesbiche che somigliano a Justin Bieber” (no, fermi lì, non scappate via adesso!).

A seconda del vostro senso dell’umorismo, vi faranno ridere oppure vi daranno solo l’ennesima conferma del declino inesorabile del genere umano. Hanno fatto il successo di siti web come Buzzfeed e Listverse, ma ormai si trovano anche nei quotidiani e inevitabilmente hanno attirato le critiche di chi non sopporta più questa tendenza.

Le liste sono l’espressione testuale più pura dello stato costante di distrazione delle nostre menti moderne. E allora forse val la pena di porsi una domanda: che effetti stanno avendo sul nostro cervello?

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Perché gli italiani parlano con le mani (e gli scandinavi no)

Posted on May 7, 2014 by

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italiani parlano con le mani

Photo by Haraldo Ferrary / CC 2.0

 

When the moon hits your eye like a big pizza pie

That’s amore…

 

Che sia per amore, collera o passione, gli italiani hanno la fama di esprimersi a gesti e con il linguaggio del corpo, come se le emozioni che si agitano nel loro animo non si potessero esprimere solo a parole, ma richiedessero anche un dito accusatorio, o mani rivolte al cielo, o un pugno chiuso da scuotere.

Gli scandinavi al contrario hanno tutt’altra fama. Secondo gli stereotipi tradizionali, i popoli nordici sono più razionali e riservati. Il che non vuol dire che non provino emozioni estreme, solo che sono meno propensi a esprimerle fisicamente.

Certo, questi sono cliché culturali, anche se non si può negare che gli italiani tendono a usare le mani per esprimersi. Ma se ci fosse un imperativo biologico alla base di tutto questo? Se i gesti contribuissero in realtà allo sviluppo del cervello? Se ci fosse un collegamento tra come usiamo le mani e come risolviamo i problemi?

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