The Babbel Blog

Learning and language

C’è un nesso tra i sogni e l’apprendimento delle lingue?

Posted on July 9, 2014 by

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sogni

Vi siete mai chiesti quale sia il legame tra sognare e imparare le lingue?

Vi è già capitato di sognare in una lingua straniera? In genere è considerato un segno che avete raggiunto un buon livello di padronanza. Negli anni ‘80, lo psicologo canadese Joseph De Koninck osservò che gli studenti di francese che iniziavano prima a sognare in francese facevano progressi decisamente più rapidi. Sorge la domanda: imparavano più in fretta perché sognavano in lingua, o sognavano in lingua perché imparavano più in fretta?

Psicologi e neuroscienziati si sono finora cimentati in varie ricerche sul rapporto tra sogni e apprendimento linguistico, ma è difficile definire con precisione cosa succede mentre si sogna. Alcuni dicono di parlare bene nei sogni una lingua che nella vita reale conoscono appena. I sognatori sono testimoni inattendibili.

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Il gergo del calcio brasiliano: un fiore locale sbocciato da radici inglesi

Posted on July 4, 2014 by

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Brazilian football language

Con i Mondiali avviati a pieno ritmo, le espressioni più colorite del gergo calcistico brasiliano come ‘jogo bonito!’ e ‘golaço!’ hanno ormai superato ogni confine per entrare a far parte del vocabolario di ogni appassionato di calcio, a testimonianza della vivacità della cultura calcistica brasiliana e del suo impatto internazionale.

Eppure, se torniamo indietro nel tempo di appena un secolo, all’epoca delle origini del calcio brasiliano, dobbiamo riconoscere l’influsso di un’altra nazione ben più piccola e vincitrice di un solo titolo di Campioni del Mondo (rispetto ai cinque del Brasile): l’Inghilterra.

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Quiz: espressioni del gergo calcistico brasiliano

Posted on June 12, 2014 by

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Footballquiz_crops-15

Siete esperti in materia di calcio? Ve ne intendete di moduli e formazioni? Conoscete la differenza tra un terzino e un mediano? Sapete come l’Ungheria ha rivoluzionato la tattica di gioco negli anni ‘50?

No? Be’, neanche noi. 

Partecipate all nostro quiz e scoprirete alcune vivaci e colorite espressioni del gergo brasiliano sul calcio – potrete usarle per far colpo sui vostri amici durante le partite dei Mondiali!

 

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Suggerimenti degli utenti: come memorizzare nuovi vocaboli

Posted on June 4, 2014 by

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Vi abbiamo chiesto di scriverci i vostri metodi preferiti per memorizzare il vocabolario e ci avete mandato ottimi suggerimenti. Alcuni sono dei classici e altri sono un po’ più bizzarri. Quali di questi metodi usate e che altro aggiungereste? Ditecelo nei commenti!

 

1. Fare attività fisica mentre ripeto le parole – Joseph

Questo è un metodo dall’efficacia dimostrata: uno studio del 2010 ha esaminato un campione di persone che facevano attività come andare in bicicletta mentre imparavano nuovi vocaboli e ha concluso che “l’attività fisica simultanea durante l’apprendimento lessicale facilita la memorizzazione di elementi nuovi”.

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7 motivi per cui amiamo le liste, anche se ci stanno distruggendo il cervello

Posted on May 22, 2014 by

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le liste

 

Ci piacciono le liste perché non vogliamo morire.

- Umberto Eco, Vertigine della lista

 

La loro popolarità su internet continua a crescere, soprattutto nel mondo anglofono, tant’è che in inglese è stato coniato un nuovo termine per definire questo tipo di contenuti: sono i “listicle”, gli articoli scritti in forma di lista. Vi sarà già capitato di vederne più di uno, magari con titoli come “11 cose da non dire mai a un uomo decapitato da una lastra di vetro” o “25 lesbiche che somigliano a Justin Bieber” (no, fermi lì, non scappate via adesso!).

A seconda del vostro senso dell’umorismo, vi faranno ridere oppure vi daranno solo l’ennesima conferma del declino inesorabile del genere umano. Hanno fatto il successo di siti web come Buzzfeed e Listverse, ma ormai si trovano anche nei quotidiani e inevitabilmente hanno attirato le critiche di chi non sopporta più questa tendenza.

Le liste sono l’espressione testuale più pura dello stato costante di distrazione delle nostre menti moderne. E allora forse val la pena di porsi una domanda: che effetti stanno avendo sul nostro cervello?

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Perché gli italiani parlano con le mani (e gli scandinavi no)

Posted on May 7, 2014 by

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italiani parlano con le mani

Photo by Haraldo Ferrary / CC 2.0

 

When the moon hits your eye like a big pizza pie

That’s amore…

 

Che sia per amore, collera o passione, gli italiani hanno la fama di esprimersi a gesti e con il linguaggio del corpo, come se le emozioni che si agitano nel loro animo non si potessero esprimere solo a parole, ma richiedessero anche un dito accusatorio, o mani rivolte al cielo, o un pugno chiuso da scuotere.

Gli scandinavi al contrario hanno tutt’altra fama. Secondo gli stereotipi tradizionali, i popoli nordici sono più razionali e riservati. Il che non vuol dire che non provino emozioni estreme, solo che sono meno propensi a esprimerle fisicamente.

Certo, questi sono cliché culturali, anche se non si può negare che gli italiani tendono a usare le mani per esprimersi. Ma se ci fosse un imperativo biologico alla base di tutto questo? Se i gesti contribuissero in realtà allo sviluppo del cervello? Se ci fosse un collegamento tra come usiamo le mani e come risolviamo i problemi?

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Chi sono i custodi della lingua inglese?

Posted on April 25, 2014 by

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Photo by Elias Gayles / CC 2.0

Tra le persone che parlano inglese nel mondo, solo una su quattro è madrelingua. Chi decide allora cos’è “l’inglese corretto” oggi?

Gli studenti sono impazienti di usarlo, i dizionari provano a definirlo, i media pubblicano manuali di stile dettagliati per il suo uso corretto e anche i governi tentano di controllarlo. No, non stiamo parlando di una nuova ondata dell’epidemia di crack degli anni Ottanta in America, ma di una lingua: l’inglese.

Viviamo in un mondo dove possiamo divertirci a scoprire le curiose espressioni che finiscono nel dizionario di slang di Urban Dictionary, rispondiamo senza battere ciglio se un collega ci chiede di mandargli per email un file zippato, o magari ci accorgiamo guardando la serie televisiva The Wire che ci servono i sottotitoli anche se siamo madrelingua.

Eppure “l’inglese corretto” è ancora una merce pregiata – e un gran giro d’affari. Chi decide allora che cosa sia davvero?

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Perché la vostra lingua madre influisce sull’apprendimento di una lingua straniera

Posted on April 3, 2014 by

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Perché per la maggior parte degli italiani è più facile imparare lo spagnolo che il tedesco – e una volta che si conosce già lo spagnolo, diventa ancora più facile imparare il francese? E come mai troviamo invece particolarmente difficili lingue come il turco o l’indonesiano?

La risposta è semplice e ha a che fare con il concetto di “famiglie linguistiche”, gruppi di lingue simili derivate dallo stesso antenato comune. Ben sei tra le lingue dei corsi che offriamo appartengono al gruppo germanico: tedesco, inglese, olandese, danese, svedese e norvegese (le ultime tre fanno parte delle lingue scandinave, che si assomigliano ancor più tra loro). La seconda famiglia principale rappresentata su Babbel è quella delle lingue romanze (o latine), a cui appartengono spagnolo, portoghese, francese e italiano.
Le lingue appartenenti alla stessa famiglia hanno molto in comune. Ad esempio, le espressioni temporali si assomigliano molto tra lingue dello stesso ceppo. Una stretta parentela linguistica si rispecchia spesso anche nella somiglianza di regole e concetti grammaticali.

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Cosa implica questo nello studio delle lingue straniere e nei corsi di Babbel?

I nuovi corsi per una lingua di studio vengono creati in tedesco e successivamente adattati alle altre sei lingue di riferimento. In questo processo di adattamento e traduzione cerchiamo solitamente di restare il più possibile vicini alla lingua di studio nella scelta e nell’utilizzo di parole e frasi. Grazie a questo accorgimento, più le lingue che già parlate assomigliano a quella che state studiando, più vi risulterà facile e veloce memorizzarne le regole grazie alle connessioni tra l’una e l’altra. Se state studiando una lingua che appartiene alla stessa famiglia della vostra lingua madre, il corso offrirà meno spiegazioni aggiuntive di quelle solitamente necessarie se steste studiando una lingua appartenente ad un’altra famiglia.

Come adattiamo i corsi di Babbel alla vostra lingua madre

Ecco un esempio: la differenza tra i verbi “pouvoir” e “savoir” per un tedesco che impara il francese non è così ovvia come per un italiano. Mentre nella lingua italiana esistono gli equivalenti “potere” e “sapere”, entrambi i verbi si traducono in tedesco con “können”. Le spiegazioni su quando utilizzare “pouvoir” (ossia, quando qualcosa è permesso o possibile) piuttosto che “savoir” (che significa più “conoscere, sapere, essere in grado di”) vengono quindi tralasciate nei corsi di francese per italiani. Ovviamente, tutti gli utenti di qualsiasi madrelingua che stanno studiando il francese dovranno comunque fare gli stessi esercizi sulle singole forme dei due verbi.Bildschirmfoto 2014-03-18 um 14.30.01

Invece di tradurre i nostri corsi di lingua dal tedesco in altre lingue dobbiamo a volte aggiungere delle spiegazioni. Ad esempio, i tedeschi sono già abituati a declinare i verbi: “ich bin, du bist, er/sie/es ist, …”. Questo implica che nel corso di francese per madrelingua tedeschi sarebbe superfluo spiegare che esiste una forma diversa del verbo per ogni pronome personale.
Per gli svedesi invece, che per tutti i pronomi personali utilizzano la stessa forma del verbo (“jag är, du är, han/hon/den/det är, …”), aggiungiamo appunto delle note specifiche, come potete vedere nell’immagine qui sotto:

Un esempio di spiegazioni aggiuntive per la coniugazione dei verbi nel corso di francese per madrelingua svedesi.
Un esempio di spiegazioni aggiuntive per la coniugazione dei verbi nel corso di francese per madrelingua svedesi.

Avete notato che anche se tedesco e francese appartengono a due famiglie linguistiche diverse, si assomigliano molto almeno da questo punto di vista? Un suggerimento: per sapere quali sono le trappole da evitare nella lingua che state studiando, provate i nostri corsi “Falsi amici”! Vi aiuteranno a non confondere più frasi e parole che sembrano simili a quelle della vostra lingua madre ma hanno in realtà tutt’altro significato.

Buon divertimento con le lingue!

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Vive la France ! e altri motivi per imparare il francese

Posted on March 24, 2014 by

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In occasione della giornata internazionale della Francofonia, celebrata oggi in ogni angolo del globo, abbiamo condotto una una piccola ricerca sulla lingua francese e ci siamo ritrovati davanti ad alcune scoperte che vogliamo assolutamente condividere con voi!

Il francese è una delle poche lingue parlate in tutto il mondo, al sesto posto in classifica dopo il cinese mandarino, l’inglese, l’hindi, lo spagnolo e l’arabo. Al momento il numero di francofoni presenti su tutti i continenti si aggira attorno ai 220 milioni.

Fuori dalla Francia, i maggiori gruppi di francofoni sono da ritrovarsi in Belgio, Svizzera e Lussemburgo.
Il francese é la seconda lingua piú parlata d’Europa con piú di X milioni di parlanti, dopo il tedesco (attorno a 100 milioni) e seguita dall’inglese (61 milioni circa). Ricerche demografiche attestano che grazie all’attuale tasso di natalità il francese si appresta a diventare la lingua più parlata d’Europa nel 2025 (a meno che una nazione di maggiori dimensioni come la Turchia non entri a far parte dei paesi dell’Unione prima di questa data).

Il francese è la seconda lingua più studiata al mondo. Assieme all’inglese, viene appresa nei sistemi educativi della maggior parte dei paesi del globo.
Inoltre, il francese è una delle lingue più apprese tra gli utenti di Babbel, il cui numero è in costante crescita, proprio come quello del nostro team francese, che vi terrá aggiornati riguardo a tutti i nuovi corsi!

 

FrenchWeek_Eng

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Dare voce a chi non ce l’ha: l’esperienza dei rifugiati congolesi con Babbel

Posted on February 11, 2014 by

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crisiCrisi é parte integrante del team di Babbel già dal 2008. Non solo tramite il lavoro é portata a conoscere costantemente persone nuove e ad imparare in loro compagnia. Ha giá visitato ben 47 Paesi, al ritorno dai quali ha sempre portato con lei, oltre ad imbarazzanti souvenir, qualche frammento della lingua locale. In luganda, in Uganda lingua ufficiale assieme all’inglese, ci si saluta così: „Ki kati!“.

 

Indipendentemente dalla ricchezza del Paese nel quale si vive, in un minuscolo villaggio o nel vortice di una megalopoli, basta poco per crearsi nuove prospettive – ad esempio una connessione internet e tanta voglia di imparare.

È quello che ho potuto constatare nel febbraio dell’anno scorso durante la mia permanenza a Kampala, capitale dell’Uganda, dopo aver conosciuto Edmund Page, direttore deProgetto Xavier. Questo progetto e l’iniziativa associata YARID (Young African Refugees for Integral Development) sono nati con l’obiettivo di permettere che i numerosi rifugiati che vivono nella città abbiano accesso all’istruzione.
La maggior parte dei profughi proviene dal Paese di confine, il Congo, martoriato da oltre vent’anni da sanguinosi conflitti, e cerca di costruirsi una nuova vita nel più pacifico Uganda. I conflitti nati per la disputa di oro, diamanti e altre ricchezze del sottosuolo africano sono costati la vita a oltre 5 milioni di persone. Attualmente il numero dei profughi è stimato tra uno e due milioni, di cui almeno 50.000 vivono a Kampala. Un quotidiano di disagi, che li vede costretti a convivere con scarsità di alloggi, cibo e assistenza sanitaria. La popolazione locale non riconosce in loro le madri, gli studenti, gli insegnanti, le infermiere o i commercianti costretti dai ribelli a lasciare le proprie case, ma solo rifugiati stranieri che parlano una lingua diversa da quella locale, ai quali non riservare un’accoglienza di benvenuto. Oltre a numerosi dialetti e lingue locali, la lingua ufficiale del Congo è il francese, mentre in Uganda si parla principalmente l’inglese. Per chiunque voglia trovare lavoro o semplicemente integrarsi a Kampala, quindi, l’inglese è una prerogativa indispensabile.

ll progetto YARID offre ad alcuni dei numerosi profughi la possibilità di frequentare corsi di inglese gratuiti. Con non pochi Bildschirmfoto 2014-02-03 um 15.30.21sforzi e alti livelli di concentrazione, studenti principianti e di livello avanzato frequentano gli stessi corsi, spesso in piccole stanze dove si raggruppano anche 70 partecipanti a lezione. Robert, uno dei volontari coinvolti nel progetto, è fuggito dal Congo nel 2008, ha imparato l’inglese da autodidatta e ora lo insegna a sua volta ai rifugiati arrivati dopo di lui.

Per circa un’ora ho assistito Robert nella sua lezione, e mi sono lasciata trasportare dal fervore dei suoi studenti, quasi tutti adulti.
Nonostante il breve lasso di tempo trascorso nella capanna di lamiera sede della lezione, il livello dei volumi acustici raggiunti al suo interno mi ha sfinita. Trovavo inoltre un vero peccato che la lezione non tenesse conto dei differenti livelli di conoscenza della lingua degli studenti: mentre alcuni si annoiavano, era evidente che fosse molto difficile per gli altri seguire la lezione, costituita principalmente dallo scrivere frasi intere alla lavagna, successivamente ripetute in coro dagli studenti. Le donne in particolare si rivelavano essere molto timide, e non osavano chiedere spiegazioni anche avendone la necessità.

È stato quando Edmund mi ha mostrato la sala computer del Xavier Project che mi è venuto in mente di far loro Bildschirmfoto 2014-02-03 um 15.32.06conoscere Babbel: i nostri corsi di inglese online risolverebbero ogni problema!
Il primo tentativo è stato un successo…a metà: solo due dei dodici rudimentali computer disponibili funzionavano a sufficienza, e la connessione internet era da mettersi le mani nei capelli. Ho tirato fuori il mio laptop e piazzato due, tre persone davanti a ogni monitor. Per la maggior parte di loro era la prima volta alle prese con un computer: dovevano imparare a cliccare col mouse e allenarsi a trovare le lettere sulla tastiera. Ma una volta sul sito di Babbel tutto è andato a gonfie vele: lezione dopo lezione gli studenti hanno ripetuto e digitato vocaboli fino all’orario di chiusura della sala, mentre fuori era già sera.

 

girlsNei giorni successivi ho organizzato nella sala computer vari “Ladies’ Day”, lezioni dedicate a sole donne.
Tra loro c’era Fatou, ultrasessantenne, una delle allieve più anziane. Non solo non si è lasciata scoraggiare dalle difficoltà iniziali con la tastiera, ma tramite un post sul suo Facebook ha esortato altre Bildschirmfoto 2014-02-03 um 16.53.55„mamme“ a prendere esempio da lei e ad iniziare a studiare l’inglese. Vedere quanto Fatou e le altre donne si divertivano davanti al computer mi ha motivata a voler procurare l’accesso ai corsi di Babbel per i rifugiati.

Tornata a Berlino ho avviato una campagna di raccolta fondi tra amici e colleghi di Babbel, grazie alla quale sono potuta tornare in Uganda a Novembre. Il successo della campagna mi ha permesso di portare con me computer, altoparlanti e un po’ di soldi per una connessione a internet più veloce.
Una volta sul posto ho mostrato ad Alex, nuovo collaboratore del progetto Xavier, new laptopcome registrarsi su Babbel, attivare i codici promozionali e scegliere i corsi adatti al proprio livello.
Da Novembre Alex organizza con regolaritá corsi di computer, durante i quali istruisce i suoi allievi anche su come utilizzare Babbel.

I profughi partecipanti al progetto possono cosí imparare l’inglese col proprio account ogni qualvolta hanno un po’ di tempo a disposizione, esercitandosi al contempo con il computer. I vantaggi sono molteplici: le loro chance sul mercato del lavoro aumentano, cosí come i loro progressi nell’apprendimento personalizzato della lingua inglese.

Grazie a un piccolo investimento ho potuto offrire ai rifugiati congolesi un’opportunità per migliorare la propria situazione, il che mi rende molto felice, e mi lascia sperare che incontrino sempre meno ostacoli nel loro percorso verso l’integrazione in Uganda.
È spesso con una piccola spinta che si mettono in moto grandi cambiamenti. O citando una pragmatica espressione locale: „Il momento giusto per piantare un albero era venti anni fa. La prossima occasione per farlo è adesso.“

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