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Il ministro o la ministra? Il genere femminile nelle professioni

Posted on March 5, 2015 by

il genere femminile nelle professioni

La lingua è un indicatore molto utile per osservare lo sviluppo di una società nei suoi vari aspetti. In occasione della Giornata internazionale della donna Babbel, la app per imparare facilmente le lingue, ha voluto far luce su una questione in cui è presente ancora un grande fermento linguistico: il genere femminile nelle professioni.

L’italiano e il francese: il ministro e l’assessore sono incinte

Il dibattito sulla necessità di volgere al femminile o meno professioni o titoli come “avvocato”, “ministro” o “architetto” in italiano non è nuovo. Alma Sabatini si era già espressa a riguardo quasi 30 anni fa nel suo Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana, commissionato dall’allora Presidenza del Consiglio.

Il fatto che ancora oggi si continui a citarlo è indicativo del lento sviluppo di questo tema nel nostro Paese.
In una guida del 2014 edita da GiULiA giornaliste si è suggerito l’uso di “avvocata”, “ministra” e “sindaca” per non intoppare in titoli giornalistici come “Il ministro: sono incinta di due gemelli”. Interessante resta il fatto che l’Accademia della Crusca, l’istituto nazionale per la salvaguardia e lo studio della lingua italiana, non solo non ostacoli questo progresso, ma lo ritenga essenziale per lo sviluppo della lingua italiana.

Non così l’Académie française, istituzione con lo scopo di “vegliare sulla lingua francese e compiere atti di mecenatismo”, che si oppone alla “femminilizzazione” di alcuni termini. Il “ministro” sarà quindi preceduto da un bel “Madame” (la buona educazione innanzitutto), ma rimane “il ministro,” creando un ibrido curioso come “Madame le ministre” (signora il ministro). Diverso il caso del Québec: qui il doppio genere nelle professioni , maschile e femminile, è sancito per legge dal 1979.

La ministra e la cancelliera: l’esempio spagnolo e tedesco

Queste due lingue non potrebbero essere più diverse tra loro, ma un aspetto le accomuna: il loro approccio ai nomi delle professioni nei due generi. Lo spagnolo sostituisce la finale maschile -o e la sostituisce con la -a, come ad esempio “ministro/ministra”, o aggiunge una -a alla fine della professione (el juez/la jueza – il/la giudice). Il tedesco funziona più o meno allo stesso modo e in generale aggiunge il suffisso -in per formare il femminile. La donna più importante della politica tedesca, Angela Merkel, è quindi la “Bundeskanzlerin”, la Cancelliera. Molte definizioni stanno però cambiando e la tendenza sembra andare verso una neutralizzazione: invece di “cameriere” o “cameriera” si userà la parola generica “il servizio”.

Inglese e svedese: dal neutro al… terzo sesso

La neutralità non sembra essere solo una caratteristica svizzera. Almeno in campo grammaticale. In inglese le parole, introdotte dall’articolo generico “the”, non hanno alcuna connotazione di genere e vengono quindi percepite come neutre. Le professioni seguono quindi lo stesso schema e sono generalmente applicabili a entrambi i generi. “The minister” è quindi solo un titolo, applicabile indistintamente sia a uomini che a donne.
La lingua svedese è un capitolo a sé. Ad oggi esistono infatti grammaticalmente solo due generi: uno neutro e uno che comprende sia maschile che femminile, un tempo separati. Questa volontà di accorpare i due generi si riflette anche nei nomi delle professioni, che hanno solitamente una forma generica, seguendo l’esempio inglese. Per le professioni che in passato avevano una forte componente maschile o femminile si stanno creando dei neologismi che definiscono la professione e non la persona, come in tedesco. Una curiosità? A dispetto di tutte le “neutralizzazioni” ci sono ancora professioni che hanno solo un genere: “Sjuksköterska” (infermiera)… che si usa anche per gli uomini!

Comments

il fatto che per qualcuno suoni male il sentire dire che “il ministro è incinta” significa che quel qualcuno è arretrato culturalmente in quanto non riesce ancora ad interpretare che un ministro pssa essere donna. Resta di fatto che il sesso grammaticale non ha nulla a che vedere con il sesso biologico. Solo gli stolti non si avvedono della differenza. Io son una persona, eppure sono di sesso maschile, e non mi offendo o mi ritengo deriso se per definirmi “persona” si usi un termine femminile, neanche mi viene da pensarci, e così ance a voi, immagino. Tra l’altro come lavoro faccio la guardia forestale, eh sì… una professione indicata con un sostantivo femminilae e non ne esiste la forma maschile, vi saluto che vado a trovare dei mici amici, uno fa la recluta, e ha una scimmia (maschio). Sua moglie bravissima cantante è un Soprano, termine maschile che può essere utilizzato solo per le donne.

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